Saverio Dionizio – Biografia

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Saverio Dionizio – Biografia

Saverio Dionizio - Biografia
Saverio Dionizio: alla ricerca di nuove sfide comunicative.
Saverio Dionizio, Scenografo nativo di Apice, provincia di Benevento, ama l’arte e convive da sempre con un forte desiderio di inventiva, di passione per la poesia e per tutto ciò che può suscitare meraviglia agli occhi della gente.
Una passione per l’arte incrementata anche da suo padre, decoratore di professione, che gli ha trasmesso la consapevolezza della materia rapportata con la tavolozza dei colori che se applicati nel modo giusto e nella giusta cromia comunicano e soddisfano.
Dopo aver frequentato la scuola media superiore si iscrive al Liceo Scientifico e frequenta solo due anni.
La sua passione inizialmente è improntata sull’architettura ma, successivamente non contento di ciò decide di studiare materie più consone alla Scenografia.
Frequenta il liceo artistico di Benevento e nel 1975 si trasferisce a Napoli per studiare Scenografia all’Accademia di Belle Arti.
La sua idea di Accademia è quella di una caserma artistica, dove ognuno è libero di apprendere, di osservare ma al contempo stesso di fare, di non perdere mai tempo e di cogliere le occasioni al volo belle o brutte che siano.
Frequenta il corso di Scenografia diretto da Tony Stefanucci e nel 1976 lavora con Mimmo Paladino e Mimmo Bozzi per un progetto di uno stand pubblicitario della regione Campania per Bruxelles.
Con Paladino, già approdato alla Transavanguardia, ha avuto il piacere di scoprire tanto dell’arte, la fotografia ad esempio.
Nasce una passione che lo porta a frequentare attivamente il laboratorio dell’accademia dove, pur ignorando i molti utensili e materiali presenti, non sfuggiva al fascino suscitato da una semplice foto; si soffermava a guardare incredulo la magnificenza che può avere un’immagine fissata che rappresenta un attimo pieno di significato, proprio come la scenografia: un’elaborazione che dal nostro pensiero, in base al nostro sapere, al nostro modo di osservare, viene incamerato per poi esser resa visibile nei minimi dettagli allo spettatore.
Dionizio sostiene che chi osserva una forma d’espressione “statica” interpreta le indicazioni date dall’autore, esplorando con il nostro occhio il manufatto stesso, e quindi creando noi spettatori, una temporalità di fruizione che non può solo essere considerata metaforicamente, ma deve rappresentare anche un’espressione a scopo narrativo che sarà dunque l’equivalente del tempo e dell’azione narrata; ciò riguarda sia la fotografia che la scenografia o qualsiasi altra opera d’arte bidimensionale o tridimensionale che sia.
Negli anni di Accademia si è dedicato non solo allo studio teorico, ma anche alla praticità dell’esecuzione progettuale; appena era possibile metteva in azione quello che gli veniva insegnato, cercando di svolgere anche piccole mansioni al di fuori dell’università.
Si dedica alla scenografia, alla decorazione, alla tinteggiatura di appartamenti, considerate da lui piccole soddisfazioni personali, che lo aiutavano a crescere professionalmente e lo rendevano, inoltre, autonomo anche economicamente.
Nel 1980 si diploma in Scenografia e subito dopo partecipa e vince un concorso di restauro organizzato dalla regione Campania presso il centro di restauro di Botticino a Brescia.
Dopo aver presentato domanda di assunzione come Realizzatore Decoratore, riceve un avviso (per mezzo telegramma) di partecipazione ad una selezione per un posto in azienda Rai e nonostante i numerosi concorrenti, riesce a raggiungere l’obiettivo che si era preposto, animato da voglia e da entusiasmo, e sospinto da una grande determinazione e preparazione; entra così a far parte della Rai nel 1983.
Inizia da lì un lungo e soddisfacente percorso professionale: nel 1988 il ruolo all’interno dell’azienda cambia e diviene Arredatore; nel 1994 con forza, tenacia e determinazione, occupa il ruolo di Scenografo Progettista e realizza insieme alla sua èquipe innumerevoli progetti.
Il suo pensiero è stato fin da sempre quello di trasmettere allo spettatore le sue stesse emozioni, le sue idee, il suo bagaglio culturale, la sua personalità, proprio come un quadro, un’opera d’arte con una chiave di lettura immediata, coinvolgente e sorprendente.
La sua indole è rapportata in tutto quello che fa, anche nella progettazione di un semplice elemento di scena purché sia ben pensato, studiato, calcolato, non solo in ottica estetica, ma anche e soprattutto considerando la funzionalità.
Alla ricerca sempre di nuove sfide, di nuovi progetti, di committenze e spazi diversi, insieme alla sua squadra si mette in discussione per raggiungere sempre nuovi obiettivi.
Ogni suo progetto ha origine da un profondo confronto con se stesso, scavando nella propria indole, ripercorrendo le sue fasi primordiali, privandosi quasi dell’uso della ragione, che poi pian piano emerge e carica di contenuti l’idea iniziale, fino alla realizzazione di un qualcosa di autentico e di personale.
La sua progettazione è sempre alla ricerca del nuovo, dell’originale; nel suo studio di progettazione ama avere a portata di mano le foto dei suoi lavori di cui sono ricoperte le sue pareti e osservandole, ed esaminandole fa in modo che nulla possa essere un riferimento, ma un passato da tener d’occhio e da rielaborare nuovamente, sempre alla ricerca di nuove sfide.
Dal 1996 progetta, insieme alla sua èquipe, le Scenografie per la più longeva soap opera italiana “Un Posto Al Sole” ambientata nella città Partenopea e realizzata negli studi di produzione Rai di Napoli; anche in questo caso la sua progettazione si avvale di novità e di sperimentazioni.
Saverio Dionizio insieme alla sua squadra realizza ogni settimana due guest set (set mobili) con innumerevoli novità progettuali; ogni opinione è frutto di inventiva, di logica ben studiata.
Le persone che formano la sua èquipe sono preparate e qualificate ed elaborano progetti con impegno e dedizione; il loro lavoro è sinonimo di gioco di squadra, tutti sono consapevoli che il traguardo finale non è altro che pura soddisfazione personale degna di passione e di supremo raggiungimento di quell’indole che caratterizza ognuno di loro.
Tra i progetti di Saverio Dionizio è sicuramente da menzionare quello ambientato nel set esterno di “Un posto al sole” la cui realizzazione è ricordata dallo scenografo con trepidazione: la progettazione consisteva nel modificare una struttura urbana già esistente, un gazebo preparato e modificato per quel tipo di esigenza. La sua idea era lì pronta a prendere forma, in quella struttura; quella è stata la sua prima esperienza adattata ad un contesto diverso, una forma già fondata, ma con l’aggiunta di un qualcosa di personale e riadattato.
Ricorda, inoltre, la trasmissione “Il Grillo” del 1997, un talkshow basato sull’intervista: giovani ragazzi si confrontavano con un ospite, il quale al centro del ring, si trovava a rispondere alle loro domande.
In questo caso Dionizio si trova di fronte ad alcune difficoltà in quanto il tutto doveva essere pensato per una palestra di una scuola: progetta e adatta la scenografia perfettamente all’ambiente grazie all’ausilio di elementi modulari.
Nel 2009 si ritrova a fare i conti con una situazione molto simile: questa volta la trasmissione è “GAP: Generazioni alla prova” il talk show di Rai Educational che approfondisce i temi suggeriti dall’attualità e i cambiamenti del mondo contemporaneo connessi da diverse generazioni che si distinguono e si confrontano.
Lo spazio ridotto e inappropriato, anche in questo caso, è stato adattato ed è stato reso idoneo a quel tipo di trasmissione, inoltre è stato approfondito uno studio minuzioso dei dettagli che hanno determinato la resa pragmatica del programma.
Saverio Dionizio, pensa a questo programma come una galleria della metropolitana, un posto chiuso ristretto ma consono a quel tipo di format.
Anche l’uso dei materiali è ben ponderato collabora con ditte esterne che gli forniscono materiale del tutto tecnologico e innovativo; il budget, la committenza, anche in questo caso sono dettagli rilevanti che fanno di un progetto la perfezione.
Riguardo ai materiali, Dionizio ha sempre sperimentato nuove tecnologie, ma la sperimentazione non consiste solo nell’acquistare un materiale e farlo diventare elemento di scena, ma è anche quella di doverlo creare tecnicamente.
Ricorda, a proposito di queste sperimentazioni, un set interno di “Un posto al sole” del 2006 -2007, dove la resa finale era quella di una semplice parete curva in vetro cemento le difficoltà erano dovute all’impossibilità di utilizzare tale materiale sia per questioni di budget che per le normative di sicurezza.
La prima difficoltà consisteva nel restituire l’effetto visivo di un materiale diverso, e la seconda era quella di ottenere una forma curva con materiale plastico.
Per l’esecuzione di questo elemento di scena sono stati eseguiti due procedimenti: il primo è stato effettuato ottenendo delle forme con degli stampi di plastica, che posizionati da entrambi i lati di un foglio di plexiglass, formano un reticolato che conferisce l’aspetto modulare tipico del vetro cemento; il secondo espediente è stato realizzato grazie all’ausilio di materiale plastico, maneggevole e pratico che riscaldato si presta ancor più a curvature e modellazioni.
Lo stesso procedimento è stato adoperato anche per la trasmissione “Tintoria” con l’unica differenza che le pareti non hanno esigenze curve, ma la resa finale innovativa e tecnologica è molto simile.
La Trasmissione “Palco e Retropalco” del 2009, vuole essere una delle tante sfide che lui compie; la trasmissione ripercorre la storia del teatro nelle sue svariate forme e l’idea strutturale scenografica è quella di rappresentare sul retro del palco elementi di scena, che quasi come un quadro metafisico, rappresentano a ridosso momenti peculiari della storia del teatro.
Anche in questa circostanza Dionizio mette in gioco la sua conoscenza, gli elementi scenografici sono tutti studiati, pensati, motivati, proprio come un’opera d’arte, un rebus da assemblare, di cui comprenderne la chiave di lettura.
In questo caso la sfida è ancora più interessante: per la prima volta un teatro entra a far parte e si integra perfettamente ad uno studio televisivo; il TV4 della RAI di Napoli viene adattato in un contesto del tutto diverso da Dionizio, che attraverso uno studio ben ponderato è riuscito a trasmettere, anche questa volta, la consapevolezza di comunicazione visiva agli occhi dello spettatore.
Saverio Dionizio sostiene, che la scenografia è la prima fase di un dialogo che coinvolge direttamente lo spettatore e in cui si intrecciano diversi elementi: lo spazio mentale e quello fisico, la dimensione soggettiva e quella sociale, il presente ed il passato.
I suoi progetti e le sue sperimentazioni tecniche sono molteplici. L’entusiasmo e la voglia di fare della sua notevole cultura un atto pratico, un’esecuzione che può rappresentare il mondo con le sue infinite sfaccettature e il desiderio di far addentrare gli altri nella sua ottica, nella sua visione, nel suo mondo rendono le sue scenografie uniche.
La sua equipe lavora di conseguenza con regole di squadra tutte incentrate sulla voglia di rendere qualitativamente una giusta resa scenografica basandosi su una metodica preparazione professionale e su un gran senso umano di rispetto reciproco e fondato senso del dovere.

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