Il taccuino rosso di Eleanor

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Il taccuino rosso di Eleanor

Marzia Carocci,

Oggi la cronaca è piena di fatti orribili e, tra questi, non mancano le madri che fanno prostituire le proprie figlie o per povertà, o, peggio, per soddisfare vizi, assuefazioni divenute con il tempo malattie, come il bisogno della droga per continuare a vivere, se vita può considerarsi quella di una persona drogata, come la madre di Eleanor che, razionalmente e con lucidità, induce, anzi costringe la figlia alla prostituzione: “

Il taccuino rosso di Eleanor
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on il passare del tempo, mamma iniziò a vezzeggiarmi, mi diceva di truccarmi, di esaltare il mio corpo, …a volte mi regalava indumenti intimi che trovavo pacchiani. …Poi compresi il suo comportamento. … entrò un tipo… Mi sentii spogliare e frugare, la sensazione era di un disgusto che mai potrei descrivere con le parole. …Staccai la mano da lui come se avessi preso una scarica elettrica e mi allontanai…. Mamma mi guardò malissimo,… Poi si alzò barcollante, prese le chiavi di casa…, chiuse la porta alle sue spalle lasciandomi sola con il suo amico. ” (pagg. 16, 17). Con una madre così fatta, con un padre precario nel lavoro, ubriacone e che frequenta altre donne, la povera Eleanor è sola al mondo; non le resta che ammirare dalla finestra della sua camera, la casetta rossa, in cui faceva danzare i suo sogni e raccontare all’ unico amico e confidente, il taccuino rosso, le sue ansie, i suoi dolori, le esperienze terribili che la madre la costringe a vivere, per lei, con i soldi che i suoi amici carnefici le danno, tranquillamente drogarsi, finché poi morirà per overdose. Mai come oggi nel tutto e nel niente, nell’oscurità imperante della globalizzazione, la storia di Eleanor appare attuale e verosimile: siamo di fronte a un romanzo- denuncia che pone in primo piano il disfacimento della nostra società, né si sbaglia nel dire che è come un pugno nello stomaco che scuote dall’indifferenza e dal disinteresse, che induce a guardasi attorno e ad interrogarsi senza incanti e consolazioni. Come Pasolini o Saviano, a prescindere dal tema- verità trattato,
Marzia Carocci denuncia, punta il dito contro un contesto socio-economico ed etico- morale di cui sono vittime anche la madre e il padre, ma soprattutto denuncia la violenza contro le donne, la pedofilia, mali persistenti della nostra civiltà e che nel romanzo vengono proposti soprattutto attraverso la narrazione di vicende, stati d’animo, emozioni vissute da Eleanor, vittima della madre, a sua volta vittima e carnefice, che la immola, ancora bambina, al dio “Droga”. La storia di Eleanor rispecchia la condizione di vita che riguarda purtroppo milioni di bambini/e, di adolescenti e giovani donne, soprattutto là dove degradazione, miseria e guerre avviliscono lo svolgersi di una dignitosa condizione di vita. “ Eleanor però vive un’esperienza che presenta una terribile specificità: viene venduta da chi dovrebbe naturalmente proteggerla: la madre .
E’ innaturale che una madre induca la figlia a prostituirsi e la violenza brutale e continua di sconosciuti lascia nella ragazza ferite profonde, rese ancora più cruenti dalla drammatica scoperta che anche il padre con la sua infedeltà coniugale, l’ha tradita: Alec,
il suo amore, è suo fratello. Tutto per lei è sporco, tutto ormai le fa paura: ”Scappai; vomitavo e scappavo,… Bruciavano le mie lacrime, il cuore faceva male, i piedi sanguinavano, la mia mente impazziva. (pag.99) Eppure Eleanor, in quella condizione di estrema e delirante sofferenza, sa raccogliere e vivere nel suo cuore sogno e realtà: la casetta rossa e il taccuino rosso perché non basta il parlare per comunicare ad Alec, il suo patire, il suo amare… In tal modo Marzia Carocci evidenzia anche l’importanza della scrittura, quale strumento di memoria, infatti si vive finché c’è memoria di noi e la scrittura dà alla memoria l’eternità . Significativa dal punto di vista connotativo è la scelta del colore rosso che qualifica il taccuino, la casetta e caratterizza anche la copertina del libro,
infatti il rosso è simbolo dell’ amore e perciò di sogno, di felicità agognata, ma anche di violenza e di sangue, pertanto nessun altro colore può meglio essere emblema del taccuino e della casetta, luoghi dell’anima e del corpo ai quali Eleanor ha consegnato se stessa con il suo dramma e i suoi sogni; il rosso della copertina del libro, evidenzia la grande sensibilità e lo sdegno dell’autrice che con il suo romanzo, denunzia una delle violenze più intolleranti tra le tante possibili.
La violenza contro il sesso femminile è vecchia quanto l’umanità, considerato che la maggior parte dei popoli ha sempre avuto un’organizzazione patriarcale che ha posto le donne, a prescindere dalla loro età, in una condizione d’inferiorità e sottomissione e tanta è la letteratura che propone tale tema, basta ricordare, ad esempio, nell’Ottocento, la manzoniana Monaca di Monza, la piccola Cosette dei Miserabili di V. Hugo o ancora la pura Sonja, di Delitto e castigo di F.Dostoevstkij ,o se vogliamo limitarci ai nostri tempi, l’opera di S. Landini, “Ferite a morte”, oppure quella di S. Agnello Hornby, “Il male che si deve raccontare”, o ancora i racconti di D. Maraini in” L’amore rubato”, etc … .
Orbene, “Il taccuino rosso di Eleanor”, a buon diritto, entra nell’alveo di tale letteratura che, come un fiume in piena, si spera possa in futuro contribuire ad eliminare pregiudizi e comportamenti violenti. Marzia Carocci narra la storia di Eleonor con intensa partecipazione emotiva e ciò giustifica la posizione omodiegetica della narratrice, lo stile sciolto, scorrevole, incalzante nella proposizione di eventi, pensieri, sentimenti e il lessico pulito, che, nonostante la materia trattata, mantiene sempre la decenza, lasciando alla fantasia del lettore ogni esplicazione di comportamenti e parole che, pur nella sobrietà espressiva, la scrittrice lascia intendere.
Francesca Luzzio

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Bruno oggi parliamo di scrittori e libri

Vi presentiamo Francesca Luzzio, una nuova “penna” di questo sito.

Francesca Luzzio compFrancesca Luzzio

Francesca Luzzio è nata a Montemaggiore Belsito e vive a Palermo.
Poetessa, scrittrice e critico letterario, ha insegnato Italiano e Latino nei licei.
Socia dell’Acc. internaz. Il Convivio, dell’Acc. siciliana di Cultura umanistica, della Soc. Dante Alighieri, è componente del Comitato scientifico del Parco letterario G. G. Battaglia di Aliminusa, del Consiglio direttivo dell’Ottagono letterario e di alcune giurie di premi letterari (Tracce per la meta, Il Convivio, Mignosi).
Come critico letterario collabora con apprezzate riviste quali “Le Muse” “Il Convivio” “ Il Bandolo” “Vernice” “Soaltà” “Il Salotto degli autori”.

Ha partecipato alla stesura degli studi “Poesia italiana del Novecento “ e “Narrativa italiana del Novecento”, pubblicati dalla rivista didattica “Allegoria”, diretta da R. Luperini.
Si sono interessati della sua produzione letteraria, esprimendo apprezzamenti: Dante Maffia, Lucio Zinna, Franca Alaimo, Giorgio Barberi Squarotti, Enza Conti, Gregorio Napoli, S. Gross-Pietro, Giannino Balbis, Giovanni Rescigno, Stefano Lanuzza, Alessia Mocci, Ester Monachino, G.Ruggero Manzoni, Roberto Pazzi ed altri.

Sue opere sono inserite in vaie pubblicazioni tra le quali: “Atlante letterario italiano” “Borruto, Storia della letteratura italiana” “Ant. Internazionale, Agar” “Romanzo della letteratura siciliana” “Dizionario biobibliografico degli autori siciliani tra Ottocento e Novecento” “Contributi per la Storia della letteratura italiana”, e in numerose antologie.
Ha pubblicato la raccolta di racconti e poesie “Liceali – L’insegnante va a scuola”, il profilo saggistico “La funzione del poeta nella letteratura del Novecento ed oltre”, e  le sillogi di poesie “Cielo grigio” “Ripercussioni esistenziali” “Poesie come dialoghi”.
Ha curato con Marcello Scurria “Poetare e raccontare – Laboratorio di scrittura creativa”.
Ha partecipato a numerosi concorsi ricevendo premi e riconoscimenti.

Il Dispari 20160229

Il taccuino rosso di Eleanor