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Il caso PAC: il successo italiano dello strumento finanziario basato sull’investimento personalizzato

Se si guarda all’evoluzione dei prodotti finanziari, il Piano di Accumulo Capitale – meglio conosciuto tra gli addetti ai lavori e i clienti come PAC – ha rivoluzionato il rapporto tra il consulente finanziario e chi decide di investire i propri risparmi con l’obiettivo di raggiungere un profitto nel medio o lungo periodo. Si tratta di una forma di sottoscrizione aperta a tutti e non solo a determinate categorie come i fondi pensioni aperti o chiusi, e prevede la possibilità di versare anche piccole quote mensili, ottenendo dalle stesse un profitto utile per soddisfare i bisogni della famiglia o dell’individuo singolo.

La caratteristica forma di investimento con una base molto bassa (anche 100 euro al mese) consente di adeguare lo strumento finanziario anche a determinate categorie sociali che in linea teorica non potrebbero permettersi un investimento, come ad esempio studenti, disoccupati e casalinghe. Il PAC funge infatti a tutti gli effetti da salvadanaio, con la principale differenza della possibilità di ottenere un profitto al termine di un periodo stabilito e di durata media o lunga. Allungando i termini, infatti, il cliente evita tutti i rischi sottesi alla costante volatilità del mercato e ha maggior tempo a disposizione per valutare l’efficacia dello strumento stesso.

Sono diversi i punti di forza che hanno consentito ai Piani di Accumulo Capitale di fare breccia nel cuore degli investitori. In primis un entry level alla portata di tutti e un investimento fortemente personalizzato, senza importi minimi, adattabile alle esigenze e agli imprevisti del cliente.

Da non sottovalutare anche il dilazionamento dei costi di gestione, che consente così una focalizzazione maggiore sul risultato. Le piccole somme versate non incidono nell’economia famigliare e possono essere modificate in qualsiasi momento, sia in positivo che in negativo, senza costi aggiuntivi previsti dal contratto. A completare gli aspetti positivi anche la possibilità di diversificare l’investimento variando gli asset, una “mossa” in grado di abbassare in maniera sensibile i rischi e che al contempo aumenta la probabilità di profitto, ma anche la possibilità di ritirare l’investimento in qualsiasi momento senza grandi conseguenze per i propri risparmi.

L’investitore deve però fare attenzione a diversi aspetti: innanzitutto, leggere attentamente i termini del contratto, per essere a totale conoscenza delle condizioni d’investimento e dei costi legati allo stesso, ma è importante informarsi anche sulla tassazione legata ai PAC, che secondo la normativa vigente prevede un tasso del 26% sui profitti. In questo senso assume grande importanza la figura del consulente finanziario: gli ultimi sviluppi e l’attuazione del regolamento MIFID premia le formule indipendenti di consulenza, che sono quindi staccate da qualsivoglia profitto e non hanno interesse nella promozione di particolari prodotti. Il consulente è “l’uomo di fiducia” dell’investitore, colui che gli consiglia quali asset seguire e quali azioni acquistare.

La componente della fiducia e la valutazione dell’andamento dell’investimento sono quindi base portante del rapporto cliente-consulente: il primo ha il compito di informarsi costantemente, di accrescere il proprio grado di conoscenza della materia finanziaria e di non farsi abbindolare da promesse di guadagni facili, il secondo deve consigliare nel miglior modo possibile, cercando di non puntare alla fee promessa come obiettivo ma mirando alla soddisfazione e al successo di chi investe i propri soldi per migliorare il proprio futuro.

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