Il Dispari 20180129 – Redazione culturale

Il Dispari 20180129 – Redazione culturale

Il Dispari 20180129

Editoriale

Nemo propheta in patria? YES! 

Così come abbiamo annunciato nel numero di questo giornale “Il Dispari” pubblicato il 15 Gennaio, per dimostrare la palese verità indicata nel titolo, continuiamo a proporre la carrellata settimanale dei personaggi che hanno accettato volentieri di farsi fotografare in compagnia di una delle nostre Antologie.

L’Antologia “Penne Note Matite” (Made in Ischia) curata da me e da Roberta Panizza con la sponsorizzazione dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, edita da Il Sextante di Mariapia Ciaghi e presentata al Bookcity di Milano #BCM17 nel Museo Delle Culture MUDEC il 18 Novembre 2017, sta ottenendo importanti consensi nelle varie Nazioni ove gli Artisti che ne fanno parte e i Soci DILA la stanno presentando, mentre nell’isola d’Ischia pare che nessuno si sia accorto della sua esistenza!

Nemo propheta in patria? YES!

Vi pare poco se oggi vi mostriamo Ivaldo Weirich Vice sindaco di Cotiporã in Brasile?

Nemo propheta in patria? YES!

Bruno Mancini

Premio internazionale di poesia “Otto milioni”

REGOLAMENTO settima edizione 2018 – TEMA LIBERO

  1. L’iscrizione al Premio è completamente gratuita per TUTTI.
  2. Una Commissione nominata da Bruno Mancini provvederà a selezionare in maniera insindacabile le poesie che parteciperanno alla fase finale del Premio
  3. Gli Associati all’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” avranno diritto ad iscrivere UNA loro poesia direttamente nel gruppo delle finaliste, purché rispettino quanto prescritto negli articoli successivi di questo regolamento. Sono esclusi da questa opportunità i Soci DILA che saranno, eventualmente, inseriti nelle Giurie del Premio.
  4. Gli Autori che hanno già partecipato ad una qualsiasi delle Antologie pubblicate da Bruno Mancini (vedi elenco Autori partecipanti alle Antologie) sono equiparati agli Associati DILA.
  5. Autori italiani e stranieri potranno partecipare al Premio con un numero illimitato di poesie.
  6. Le opere iscritte al Premio dovranno: a) non avere ricevuto precedenti premi, b) essere inviate in formato word, c) essere scritte esclusivamente in lingua italiana, d) essere composte da un massimo di 30 righe (compreso il titolo ed eventuali spazi bianchi tra i versi e/o tra le strofe).
  7. A richiesta degli Autori, TUTTE le poesie selezionate come finaliste potranno essere pubblicate nel volume antologico “Una pagina, un’emozione”. Tale loro pubblicazione sarà subordinata all’ordine di acquisto di almeno due copie dell’antologia. L’antologia sarà regolarmente provvista di un codice ISBN. Il prezzo di copertina del volume in bianco e nero sarà di 22.00 € e la stampa avverrà entro il mese di Settembre 2018.
  8. L’Autore per partecipare al Premio dovrà compilare in tutte le sue parti la dichiarazione annessa a questo regolamento e dovrà inviarla, debitamente firmata, insieme al file della poesia proposta.
  9. La votazione conclusiva che designerà l’opera grafica vincitrice, avverrà sommando i punti ricevuti mediante: a)link ai siti web che aderiranno all’iniziativa (1 voto = 1 punto); b) coupon inseriti nelle testate giornalistiche che aderiranno all’iniziativa (1 voto = 10 punti); c) schede allegate all’antologia “Una pagina, un’emozione” (1 voto = 30 punti), d) voti espressi da giurie nominate da DILA e dagli sponsor del premio (i punti totali di questi voti saranno pari al totale dei punti espressi al punto a).
  10. Le opere per partecipare al Premio dovranno pervenire, nella loro stesura finale, a emmegiischia@gmail.com entro e non oltre il 20 FEBBRAIO 2018.
  11. I nomi dei finalisti saranno annunciati entro il 20 Marzo 2018.
  12. La classifica finale sarà resa nota in una data compresa tra il 10 Ottobre e il 31 Dicembre 2018.
  13. La cerimonia di premiazione dei vincitori avverrà in una data compresa tra il 20 Ottobre e il 31 Dicembre 2018. La data e la località della premiazione saranno rese note ai finalisti con un preavviso di almeno 10 giorni.
  14. Trattandosi di un premio ad iscrizione COMPLETAMENTE GRATUITA, Bruno Mancini si riserva il diritto di effettuare qualsiasi variazione a questo regolamento e gli Autori, inviando i propri testi, ne prendono atto in maniera definitiva.

L’ARTE TERAPEUTICA  DI  SERGEY KYRYCHENKO

Il pittore Sergey Kyrychenko, residente a Lubny,Ucraina, nato a Nevinnomysk, Russia, 8 Luglio, 1953, è da tanto tempo attivista del nostro website fb LENOIS.

Un uomo solare e generoso.

Ha vinto il terzo posto nel premio di arti grafiche “Otto Milioni 2017”.

Lui preferisce l.’arte digitale.

É un gran maestro di vedute, che sono terapeutiche con la loro calma e la loro armonia, intensamente verdi, ma talvolta con ombre, verso sera, di blu o grigi.

Le immagini serali, nelle sue vedute, sono di solito più espressive e più malinconiche di quelle che rappresentano mattinate o pieno giorno.

Cieli arancioni, poi scurissimi, e vecchie capanne e campi di cereali.

Lui è anche un bravo ritrattista.

Nella primavera del 2017, mentre ricostruiva con entusiasmo la sua casa per i suoi figli, a causa del troppo affaticamento, ha avuto un infarto e da allora lui prova a vincere la malattia.

Ha problemi nel muoversi come prima, e poiché spesso è solo in casa aspetta là i suoi amici per festeggiare la vita.

Dice che spesso, nelle sere in cui dipinge i suoi quadri più malinconici, si sente tanto solo e tanto e annoiato che non sa come aspettare il domani.

Poiché la sua malattia recentemente è andata peggiorando, durante le ultime settimane lui si è trovato in condizioni critiche.

Probabilmente, mentre scrivo di Sergey, lui è di nuovo da solo, pensa alla vita, alla sua malattia, e e apprezza i quadri degli altri artisti.

Non è un introverso, ma tale è il suo destino.

A Maggio ho gli scritto una lettera ansiosa, non d’arte e di cultura, ma di una persona che stima l’indipendenza.

Sergey, ucrainno, a me ebrea ha raccomandato la vera tolleranza e la saggezza di un attore russo di Lettonia,Viktor Mishin, anche lui un protagonista del nostro quotidiano Il Dispari.

Questo attore, Viktor, ha usato la sua magia positiva provando a fare ritornare la speranza a questa persona che stima molto l’indipendenza dell’Ucraina, ma ha il rischio di rompesi da qualche tempo.

Bravo Sergey, bravo Viktor.

Quindi a Sergey non interessano, certo, solo l’arte, la natura, la famiglia e la politica in senso astratto.

Fa tutto ciò che può anche quando è malato.

Sergei ha bisogno d’aiuto, di cure, di attenzioni.

Non è abituato a lamentarsi ma, quando gli è possibile, ha bisogno non solo di dipingere ma anche di vivere una vita intensa.

Nelle sue opere, sia nelle più chiare e più poetiche, sia in queste un po’ tristi, il punto di vista di Sergey è quasi sempre armonico, animato, piena di bontà, di positività.

Sento in quasi tutte le sue opere un effetto terapeutico, specialmente in quelle intensamente verdi.

Il verde, secondo tanti terapeuti che operano con i colori (e io sono d’accordo con loro), è un grande aiuto per il cuore… anche per il mio.

Sergey è anche uno dei primi partecipanti alla nostra mostra internazionale di arte digitale “TUTTI INSIEME CONTRO LA VIOLENZA E IL NAZISMO”.

Non dimentichiamo che l’Ucraina, il paese dove vive Sergey, di nuovo soffre per una guerra assurda e lunga.

L’Ucraina non è un paese ricco.

Quanta assurdità la guerra! Ripeto e ripeto questa eterna verità.

Non ci si può abituare ad una realtà chiamata guerra.

Se volessi definire in una sola parola la forza terapeutica, non solo per i cuori, delle opere di Sergey, questa sarebbe la parola “PACE”.

Liga Sarah Lapinska

Socia Fondatrice, Membro del Consiglio Direttivo e Ambasciatrice in Lettonia dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”

SERGEY KYRYCHENKO

SERGEY KYRYCHENKO

SERGEY KYRYCHENKO

SERGEY KYRYCHENKO

SERGEY KYRYCHENKO

Il Dispari 20180122 – Redazione culturale

Il Dispari 20180122

Il Dispari 20180122

Nuovo CD per l’Ass. Da Ischia L’Arte – DILA

Editoriale

Se qualcuno, leggendo soltanto il titolo di questa pagina “Nuovo CD per l’Ass. Da Ischia L’Arte – DILA”, si sia avventurato nel credere -o anche semplicemente nel ritenere probabile- un mio allontanamento dall’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” e dai progetti che essa propone, ebbene quel qualcuno non ha la reale percezione di quanto grande sia la determinazione di noi Pionieri della prima ora nell’impegno di creare, senza alcuna titubanza, le condizioni utili affinché nessuna “circostanza”possa compromettere, al di là dell’eventuale momentaneo disagio, la lenta ma inesorabile marcia verso la realizzazione del programma-slogan sintetizzato nel volere “Far riconquistare alla Poesia in particolare e all’Arte in generale, il palco di primo piano che compete loro nell’attuale società italiana”.

Roberta Panizza -nuova Presidente DILA- è stata la prima, oltre dieci anni fa, a dare credito a quelle mie proposte che spesso venivano etichettate con vari dispregiativi da larghe schiere di professionisti delle mini speculazioni web.

Oggi, dopo avere ottenuto finanche il placet da parte di Bookcity #BCM17 a proporre un nostro evento nell’Auditorium del Museo Delle Culture –MUDEC- di Milano, possiamo affermare, senza tema di smentite, che noi eravamo e siamo portatori di valori positivi apprezzarti ben oltre la nostra isola d’Ischia.

Passando il testimone a Roberta Panizza coadiuvata da Gaetano Di Meglio (Vicepresidente), da Maria Luisa Neri (Direttrice Artistica) e da un Consiglio di Amministrazione composto da persone davvero “speciali”, voglio solo augurarle di poter imprimere il sigillo DILA ben oltre quelli che sono stati i confini ai quali siamo giunti fino ad ora.

Bruno Mancini


Bruno Mancini


Maria Luisa Neri

Messaggio | Gaetano Di Meglio Vicepresidente DILA

Quando Bruno Mancini, oltre tre anni fa, mi ha proposto di entrare a far parte dei Soci Fondatori della costituenda Associazione Culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” non ho chiesto ulteriori informazioni né sugli scopi, né sulla composizione dell’Associazione e neppure su un qualsiasi particolare relativo allo Statuto che si sarebbe andato a votare.

Mi bastava sapere che Domenico, primo tra tutti i Direttori di testate giornalistiche, fin dal 2008 aveva abbracciata l’idea di Bruno e di Roberta Panizza di divulgare una proposta artistica e culturale,  Made in Ischia, capace di aggregare Artisti e Sponsor seriamente impegnati nella valorizzazione di tutte le Arti e di tutte le più nobili attività sociali.

E sapevo che i progetti di Bruno e di Roberta, privi di qualsiasi sostegno economico da parte delle sei Amministrazioni ischitane, scevri da compromessi di qualsiasi genere, avevano abbondantemente, continuamente e con successo varcato i confini della nostra isola.

Dopo che Bruno ha considerato ormai ben consolidata la struttura associativa, tanto da decidere di passare il testimone al nuovo CD eletto all’unanimità dall’Assemblea DILA, ed ora che dal CD mi è stata proposta, ancora all’unanimità, la qualifica di Vicepresidente, ho accettata ben volentieri la mansione con l’identica determinazione con la quale, tre anni fa, avevo accolto l’invito a far parte dei Soci Fondatori DILA.

Programmi e progetti, Artisti ed Amici, obiettivi e propositi non mancano certamente nella dotazione che ci viene affidata, ma di questi e tant’altro avremo modo d’informarvi con costanza e precisione sempre su questa pagina e sempre con l’accuratezza che ci contraddistingue.

Ringrazio Bruno e mi complimento con la Presidente Roberta Panizza e con la Direttrice Artistica Maria Luisa Neri, invitando tutti voi lettori che avete a cuore l’Arte e la Cultura a far parte di questa “nostra” realtà Associativa.

Gaetano Di Meglio
Vicepresidente DILA

Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”

Verbale Consiglio Direttivo DILA del 14 Gennaio 2018

In data 14/01/2018,  alle ore 18. 00, nella sede dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” ad Ischia in Via Gemito 27, Il Presidente Bruno Mancini, preso atto che la convocazione del CD indetta per il giorno 13 Gennaio 2018 era andata deserta, e considerato che lo Statuto prevede la validità del CD in seconda convocazione con la presenza della metà dei Membri del CD, ha dichiarata aperto il CD di DILA con il seguente ordine del giorno:

1) Elezione Presidente, Vice Presidente, Direttore Artistico, Tesoriere, Presidente Onorario – 2) Eventuali e varie.

All’Assemblea hanno partecipato i Soci:

Bruno Mancini, Rosalba Grella, Gaetano Di Meglio, e i delegati dei Soci Roberta Panizza, Maria Luisa Neri, Angela Maria Tiberi, Mariapia Ciaghi

Bruno Mancini ha assunto il ruolo di Presidente del CD.

Dopo tale formalità si è passati all’approvazione del punto 1(Elezione Presidente, Vice Presidente, Direttore Artistico, Tesoriere, Presidente Onorario)

Il Consiglio Direttivo, aderendo in toto alle nomine delle cariche sociali proposte all’unanimità da parte dell’Assemblea dei Soci DILA tenutasi il 7 Gennaio 2018,  le ha votate all’unanimità, nominando in tal modo

Presidente Roberta Panizza;
Vicepresidente Gaetano Di Meglio;
Direttrice Artistica Maria Luisa Neri;
Tesoriere e Presidente onorario Bruno Mancini.

Dopo brevi interventi di ringraziamento per l’operato dei precedenti Amministratori, rilevato che nessun argomento è stato richiesto in ordine al n 2) dell’ordine del giorno (Eventuali e varie), il Presidente Bruno Mancini alle ore 18.20 ha chiuso i lavori del Consiglio Direttivo.

Ischia 14 Gennaio 2018

Bruno Mancini
Presidente dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”

Roberta Panizza, Presidente DILA

Nelle vesti di nuova Presidente dell’Associazione DILA, onore che ho accettato molto volentieri, desidero esprimere il mio più grande apprezzamento nei confronti di Bruno Mancini, innanzitutto per la determinazione con cui ha voluto creare questo strumento al servizio della cultura e dell’arte e, in secondo luogo, per averlo gestito al meglio nel corso di questi anni tramite la realizzazione di molteplici eventi e manifestazioni che hanno dato pieno compimento a quanto espresso nello statuto del’Associazione.

Mi emoziona particolarmente assumere questo incarico perché nel farlo mi soffermo a pensare al percorso che ha portato Bruno Mancini, tutti gli amici di DILA e me fino a qui: un viaggio cominciato con tante idee, proseguito con ancora più soddisfazioni e, occorre dirlo, qualche pausa di riflessione, ma sempre sostenuto da un assiduo lavoro da parte di Bruno soprattutto, dall’operosità di tanti collaboratori e infine da me, quando gli impegni familiari e lavorativi me lo hanno consentito.

Grazie a tutto questo DILA è cresciuta molto in questi anni e l’effetto di questo concerto di sforzi è racchiuso nell’ultimo nostro evento che ha avuto come teatro il celebre Museo Delle Culture – MUDEC di Milano.

Un profondo grazie quindi a Bruno per tutto quanto ha fatto in questi anni.

Io posso solo sperare di riuscire ad ispirarmi a lui per la mia gestione; uguagliarlo è un’impresa che neppure mi sento di tentare non per mancanza di volontà e determinazione da parte mia, ma a causa della comprovata quanto più unica che rara “vulcanicità” del nostro poeta ischitano.

Solamente mediante il supporto dei più stretti collaboratori dell’Associazione (con in prima fila il Vicepresidente Gaetano Di Meglio e la Direttrice Artistica Maria Luisa Neri), di chi desidererà affiancare tutti noi nel portare avanti nuovi progetti e nuove iniziative, sarà possibile per me continuare sulla strada tracciata dal nostro ex Presidente ed ora neo Presidente onorario.

Nel solco da lui segnato opereremo affinché ci sia possibile organizzare tante altre belle manifestazioni ricche di poesia, musica e arte in genere, nuove raccolte antologiche di opere letterarie, premi di poesia, narrativa e arti visive varie e quant’altro sarà possibile realizzare all’insegna della promozione dell’arte, della cultura e della socialità.

Grazie DILA, forza DILA!
Roberta Panizza
Presidente dell’Associazione culturale
“Da Ischia L’Arte – DILA”

Il Dispari 20180115 – Redazione culturale

Il Dispari 20180115

Il Dispari 20180115 - Redazione culturale

Editoriale | Bruno Mancini

Nemo propheta in patria? YES!

L’Antologia “Penne Note Matite” (Made in Ischia) curata da me e da Roberta Panizza con la sponsorizzazione dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, edita da Il Sextante di Mariapia Ciaghi e presentata al Bookcity di Milano #BCM17 nel Museo Delle Culture MUDEC il 18 Novembre 2017, sta ottenendo importanti consensi nelle varie Nazioni ove gli Artisti che ne fanno parte e i Soci DILA la stanno presentando, mentre nell’isola d’Ischia pare che nessuno si sia accorto della sua esistenza!

Nemo propheta in patria? YES!

Per dimostrare questa palese verità, iniziamo, da oggi, a proporre una carrellata settimanale dei personaggi che hanno accettato volentieri di farsi fotografare in compagnia di una delle nostre Antologie.

Vi pare poco se cominciamo con Andris Rāviņš che è Il Sindaco di Jelgava (la quarta più importante città della Lettonia)?

Nemo propheta in patria? YES!

Poi, così come voluto dal Direttore di questo giornale “Il Dispari“, Gaetano Di Meglio, la pagina prosegue la pubblicazione di tutti i testi proposti nell’antologia “Penne Note Matite”.

Oggi tocca alla presentazione di Abderrahmane Benhammouda e alle poesie di Milena Petrarca, Antonio Mencarini e Antonio Fiore

Buona lettura.

Omaggio ad Abderrahmane Benhammouda

Abderrahmane Benhammouda è stato uno dei fondatori del Dipartimento della lingua italiana presso l’Università di Blida in Algeria. Con lui ho iniziato a studiare la lingua italiana, ho scoperto la pronuncia della lettera “c” e la grammatica italiana.

Abderrahmane Benhammouda, piano piano, inseriva informazioni sulla cultura italiana iniziando la lezione sempre con un proverbio italiano. Lui, comunicandoci il suo sapere e il suo amore per la lingua, mi ha data la voglia di andare davanti, mi ha anche trasmesso il modo di sognare in italiano e di cantare con parole italiane.

Ecco una sua breve biografia che mi ha scritto quando gli ho chiesto di raccontarmi il suo percorso con la lingua italiana.

“Mi chiamo Abderrahmane Benhammouda, ho 66 anni e sono un pensionato della scuola nazionale. Sono stato insegnante di francese e d’italiano per più di 40 anni.La mia avventura con questa bellissima lingua è cominciata negli anni sessanta al liceo “Ibn Toumerte” di Boufarik a 40 km. da Algeri.

Il mio professore di lingua italiana era un siciliano, si chiamava Padellaro.

Dopo il liceo sono andato all’Università di Algeri, dove ho preparato gli esami per la laurea istruito dal Prof. Massimo Ghirelli (critico internazionale del cinema), e dal Prof. Sergio Sacili (un milanese che continua ancora a realizzare conferenze sulla lingua e sulla cultura italiana).

Dopo la laurea, considerato che l’italiano era scomparso dai programmi scolastici algerini, sono stato indotto, fino al 2010, ad insegnare la lingua francese al livello  liceale.

Nel frattempo, l’Università  della mia città, Blida, aveva aperto un dipartimento di lingua italiana con l’aiuto di cooperanti italiani, ma gli avvenimenti del decennio nero (o piuttosto rosso di sangue) ha spinto gli stranieri e fra loro gli italiani a lasciare il paese.

Con l’appoggio di un amico, oggi malato, che si chiama Othmane Messous, abbiamo rilevato la sfida. Così oggi abbiamo circa 300 – 400 persone laureate in italiano che insegnano in varie località della Nazione. Il mio primo viaggio

in Italia risale al 1975, quando ho trascorso un mese di studio a Perugia presso l’Università per stranieri.

Dalila Boukhalfa.

Cod. 23 – Milena Petrarca   

Sospesa nel tempo…

In un mare
Di stelle
Navighi
Nell’infinito
Ipnotizzata.
Dal blu
Più intenso
Del tuo mondo
Interiore
Subconscio
Alito di vento
Soffio dell’anima
Esisti tu
Come stella
Sospesa nel tempo.

Cod. 24 – Antonio Mencarini

Per un amico scomparso
Un lampo di luce nel tempo
un nobile cuore guidato dal sentimento
l’ansia di fare il bene
di dare il bene
di ricevere il bene.
Un battito d’ali di gabbiano
sul mare della vita.
è durata un nulla la tua esistenza
ma sei riuscito a renderla degna di vivere.
Sei partito per non so dove:
una domanda mi attanaglia – Ti rivedrò?
Non so, non credo ma nei dubbi spero.
Addio amico mio
finché vivrò ti avrò nel cuore.

Cod. 25 – Antonio Fiore

Vecchio lenzuolo

Aggrappati al dorsale del tempo che va
lì dove s’addormenta il tramonto
liberi pensieri migrano come il vento
che va per dissolversi verso il suo orizzonte.
Siamo due amanti senza tempo
e sul nostro letto ci ritroviamo
a ripassare le sbiadite emozioni
arrotolante su un bianco lenzuolo.

Stasera i cuori si compiegano
ai sogni ingialliti dai profumi di ieri,
e dove gli aspri odori viziati annidano
le velate reminiscenze rigate sulla pelle.

Se la notte non divaga con il vento
tra un ricordo e un’emozione
noi riscriveremo sulle mura del tempo
le indelebili sillabe per ricomporre
questo sogno vissuto a metà.

Finché il cuore avrà strada da camminare
il cielo darà luce ai nostri sogni premonitori,
e noi, indelebili ispiratori del nostro tempo
ricopriremo il letto di quel bianco lenzuolo
macchiato di inebrianti profumi del passato.
Il nostro amore non ha tempo né paura
perché siamo due temerari per natura.
Della nostra storia siamo gli unici scrittori
e come due amanti instancabili ne siamo i lettori
in questa ingiallita notte di un vecchio lenzuolo.

Caterina Guttadauro intervista Hafez Haidar,

candidato al premio Nobel per la pace 2017 – Parte seconda

Seconda parte dell’intervista rilasciata dal Prof. Hafez Haidar, candidato al premio Nobel per la pace 2017, a Caterina Guttadauro. La prima parte è stata pubblicata l’8 Gennaio 2018..

Va ricordato che Hafez Haidar è Accademico Emerito, Presidente di diversi comitati per i diritti umani, Cavaliere della Repubblica Italiana, Direttore Generale Internazionale della Camerata dei Poeti di Firenze, è poeta e scrittore libanese per nascita ed italiano di adozione. Attualmente è Docente di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università degli Studi di Pavia ed è considerato uno dei maggiori studiosi delle religioni a livello mondiale.

Caterina Guttadauro: «Lei è un grande stimatore di Gibran, lo definisce il suo Professore di Vita. Il suo libro “il Nuovo Profeta” porta un suo detto in copertina: “ Quando l’amore chiama, seguilo”.  Quando ha avvertito che il suo compito era quello di mettere la Scrittura e il suo insegnamento al servizio della Pace?»

Hafez Haidar: «Vengo da un paese che era considerato la Svizzera del Medio Oriente per la sua bellezza, nel quale il conflitto palestinese israeliano e la guerra civile (1975- 1990) ha purtroppo causato la morte di 195 mila persone, il ferimento di oltre 230 mila persone e la distruzione di tanti paesi e villaggi. Non potevo che abbracciare il messaggio di pace di Ghandi, Mandela e Gibran.

Il mio nuovo libro riprende la forma dialogica del Profeta scritto dal mio Maestro Gibran, ma presenta contenuti più attuali.

Racchiude gli insegnamenti dell’Ultimo Profeta, che parte da Sorrento per giungere a Gerusalemme, e del figlio di questi, che si prodiga per salvare la vita di due innamorati, l’ebrea Miriam e il musulmano Omar.

Con il passare degli anni ho scoperto che il mio compito è quello di scrivere per diffondere la pace, la libertà, la giustizia e la dignità della donna.»

Caterina Guttadauro: «Ha sempre, quindi ancora oggi, dentro di sé due identità, una libanese e l’altra italiana, quale prevale? Si ritiene un cittadino del mondo?»

Hafez Haidar: «Amo immensamente il Libano perché è la terra delle mie origini, da dove ho tratto le mie radici, ma amo altrettanto l’Italia: ho sposato un’italiana, da cui ho avuto due figli, e ho tanti amici. Questo Paese mi ha permesso di crescere e conoscere la storia, la cultura e l’arte degli altri popoli senza pregiudizi.

Sono innamorato dell’Oriente e dell’Occidente, perciò mi considero cittadino del mondo, assetato di apprendere e di trasmettere agli altri, con umiltà, i suoi insegnamenti.»

Caterina Guttadauro: «L’insegnamento è un impegno a cui lei tiene in modo particolare, ha fatto centinaia di incontri con giovani studenti. Cosa ha portato con sé da questi incontri e cosa pensa dei giovani di oggi?»

Hafez Haidar: «Io credo fermamente nei giovani, sono il futuro del nostro paese, perciò ho cercato di incontrarli e di far capire loro quanto sia importante il dialogo e il rispetto reciproco.

Ho parlato loro di alcuni argomenti importanti come il terrorismo, gli uomini giusti che combattono per i diritti umani, come il grande romanziere egiziano Nagib Mahfuz, Malala, Tawwakul Karman, Papa Francesco, Noa, Madre Teresa di Calcutta.

Inoltre, dopo aver recitato per 14 anni nelle scuole storie tratte da Le mille e una notte, ho scritto e illustrato Le mille e una notte Junior perché i ragazzi mi avevano chiesto di realizzare un testo adatto a loro.

Grazie all’Associazione Iplac il mio libro è diventato oggetto di un concorso grafico letterario nazionale per le scuole tenutosi a Roma.

I giovani d’oggi hanno bisogno di essere ascoltati, capiti, apprezzati, indirizzati.»

Caterina Guttadauro: «Tra i numerosissimi premi che ha ricevuto, qual’ è quello a cui tiene di più?»

Hafez Haidar: «Ogni premio riveste per me un grande significato; è difficile scegliere, in un giardino variopinto, il fiore più bello. Se proprio devo scegliere, però, penso al premio dell’Onu che ho ottenuto durante l’ultima missione umanitaria alla frontiera tra Libano ed Israele il 5 Settembre 2016»

Caterina Guttadauro La Brasca

 

DILA & IL DISPARI 2015 – 2016

DILA & IL DISPARI 2017 Redazione culturale>

 DILA

Il Dispari 20180115 – Redazione culturale – Nemo propheta in patria? YES!

Il Dispari 20180115 – Redazione culturale

Il Dispari 20180115

Il Dispari 20180115 - Redazione culturale

Editoriale | Bruno Mancini

Nemo propheta in patria? YES!

L’Antologia “Penne Note Matite” (Made in Ischia) curata da me e da Roberta Panizza con la sponsorizzazione dell’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA”, edita da Il Sextante di Mariapia Ciaghi e presentata al Bookcity di Milano #BCM17 nel Museo Delle Culture MUDEC il 18 Novembre 2017, sta ottenendo importanti consensi nelle varie Nazioni ove gli Artisti che ne fanno parte e i Soci DILA la stanno presentando, mentre nell’isola d’Ischia pare che nessuno si sia accorto della sua esistenza!

Nemo propheta in patria? YES!

Per dimostrare questa palese verità, iniziamo, da oggi, a proporre una carrellata settimanale dei personaggi che hanno accettato volentieri di farsi fotografare in compagnia di una delle nostre Antologie.

Vi pare poco se cominciamo con Andris Rāviņš che è Il Sindaco di Jelgava (la quarta più importante città della Lettonia)?

Nemo propheta in patria? YES!

Poi, così come voluto dal Direttore di questo giornale “Il Dispari“, Gaetano Di Meglio, la pagina prosegue la pubblicazione di tutti i testi proposti nell’antologia “Penne Note Matite”.

Oggi tocca alla presentazione di Abderrahmane Benhammouda e alle poesie di Milena Petrarca, Antonio Mencarini e Antonio Fiore

Buona lettura.

Omaggio ad Abderrahmane Benhammouda

Abderrahmane Benhammouda è stato uno dei fondatori del Dipartimento della lingua italiana presso l’Università di Blida in Algeria. Con lui ho iniziato a studiare la lingua italiana, ho scoperto la pronuncia della lettera “c” e la grammatica italiana.

Abderrahmane Benhammouda, piano piano, inseriva informazioni sulla cultura italiana iniziando la lezione sempre con un proverbio italiano. Lui, comunicandoci il suo sapere e il suo amore per la lingua, mi ha data la voglia di andare davanti, mi ha anche trasmesso il modo di sognare in italiano e di cantare con parole italiane.

Ecco una sua breve biografia che mi ha scritto quando gli ho chiesto di raccontarmi il suo percorso con la lingua italiana.

“Mi chiamo Abderrahmane Benhammouda, ho 66 anni e sono un pensionato della scuola nazionale. Sono stato insegnante di francese e d’italiano per più di 40 anni.La mia avventura con questa bellissima lingua è cominciata negli anni sessanta al liceo “Ibn Toumerte” di Boufarik a 40 km. da Algeri.

Il mio professore di lingua italiana era un siciliano, si chiamava Padellaro.

Dopo il liceo sono andato all’Università di Algeri, dove ho preparato gli esami per la laurea istruito dal Prof. Massimo Ghirelli (critico internazionale del cinema), e dal Prof. Sergio Sacili (un milanese che continua ancora a realizzare conferenze sulla lingua e sulla cultura italiana).

Dopo la laurea, considerato che l’italiano era scomparso dai programmi scolastici algerini, sono stato indotto, fino al 2010, ad insegnare la lingua francese al livello  liceale.

Nel frattempo, l’Università  della mia città, Blida, aveva aperto un dipartimento di lingua italiana con l’aiuto di cooperanti italiani, ma gli avvenimenti del decennio nero (o piuttosto rosso di sangue) ha spinto gli stranieri e fra loro gli italiani a lasciare il paese.

Con l’appoggio di un amico, oggi malato, che si chiama Othmane Messous, abbiamo rilevato la sfida. Così oggi abbiamo circa 300 – 400 persone laureate in italiano che insegnano in varie località della Nazione. Il mio primo viaggio

in Italia risale al 1975, quando ho trascorso un mese di studio a Perugia presso l’Università per stranieri.

Dalila Boukhalfa.

Cod. 23 – Milena Petrarca   

Sospesa nel tempo…

In un mare
Di stelle
Navighi
Nell’infinito
Ipnotizzata.
Dal blu
Più intenso
Del tuo mondo
Interiore
Subconscio
Alito di vento
Soffio dell’anima
Esisti tu
Come stella
Sospesa nel tempo.

Cod. 24 – Antonio Mencarini

Per un amico scomparso
Un lampo di luce nel tempo
un nobile cuore guidato dal sentimento
l’ansia di fare il bene
di dare il bene
di ricevere il bene.
Un battito d’ali di gabbiano
sul mare della vita.
è durata un nulla la tua esistenza
ma sei riuscito a renderla degna di vivere.
Sei partito per non so dove:
una domanda mi attanaglia – Ti rivedrò?
Non so, non credo ma nei dubbi spero.
Addio amico mio
finché vivrò ti avrò nel cuore.

Cod. 25 – Antonio Fiore

Vecchio lenzuolo

Aggrappati al dorsale del tempo che va
lì dove s’addormenta il tramonto
liberi pensieri migrano come il vento
che va per dissolversi verso il suo orizzonte.
Siamo due amanti senza tempo
e sul nostro letto ci ritroviamo
a ripassare le sbiadite emozioni
arrotolante su un bianco lenzuolo.

Stasera i cuori si compiegano
ai sogni ingialliti dai profumi di ieri,
e dove gli aspri odori viziati annidano
le velate reminiscenze rigate sulla pelle.

Se la notte non divaga con il vento
tra un ricordo e un’emozione
noi riscriveremo sulle mura del tempo
le indelebili sillabe per ricomporre
questo sogno vissuto a metà.

Finché il cuore avrà strada da camminare
il cielo darà luce ai nostri sogni premonitori,
e noi, indelebili ispiratori del nostro tempo
ricopriremo il letto di quel bianco lenzuolo
macchiato di inebrianti profumi del passato.
Il nostro amore non ha tempo né paura
perché siamo due temerari per natura.
Della nostra storia siamo gli unici scrittori
e come due amanti instancabili ne siamo i lettori
in questa ingiallita notte di un vecchio lenzuolo.

Caterina Guttadauro intervista Hafez Haidar,

candidato al premio Nobel per la pace 2017 – Parte seconda

Seconda parte dell’intervista rilasciata dal Prof. Hafez Haidar, candidato al premio Nobel per la pace 2017, a Caterina Guttadauro. La prima parte è stata pubblicata l’8 Gennaio 2018..

Va ricordato che Hafez Haidar è Accademico Emerito, Presidente di diversi comitati per i diritti umani, Cavaliere della Repubblica Italiana, Direttore Generale Internazionale della Camerata dei Poeti di Firenze, è poeta e scrittore libanese per nascita ed italiano di adozione. Attualmente è Docente di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università degli Studi di Pavia ed è considerato uno dei maggiori studiosi delle religioni a livello mondiale.

Caterina Guttadauro: «Lei è un grande stimatore di Gibran, lo definisce il suo Professore di Vita. Il suo libro “il Nuovo Profeta” porta un suo detto in copertina: “ Quando l’amore chiama, seguilo”.  Quando ha avvertito che il suo compito era quello di mettere la Scrittura e il suo insegnamento al servizio della Pace?»

Hafez Haidar: «Vengo da un paese che era considerato la Svizzera del Medio Oriente per la sua bellezza, nel quale il conflitto palestinese israeliano e la guerra civile (1975- 1990) ha purtroppo causato la morte di 195 mila persone, il ferimento di oltre 230 mila persone e la distruzione di tanti paesi e villaggi. Non potevo che abbracciare il messaggio di pace di Ghandi, Mandela e Gibran.

Il mio nuovo libro riprende la forma dialogica del Profeta scritto dal mio Maestro Gibran, ma presenta contenuti più attuali.

Racchiude gli insegnamenti dell’Ultimo Profeta, che parte da Sorrento per giungere a Gerusalemme, e del figlio di questi, che si prodiga per salvare la vita di due innamorati, l’ebrea Miriam e il musulmano Omar.

Con il passare degli anni ho scoperto che il mio compito è quello di scrivere per diffondere la pace, la libertà, la giustizia e la dignità della donna.»

Caterina Guttadauro: «Ha sempre, quindi ancora oggi, dentro di sé due identità, una libanese e l’altra italiana, quale prevale? Si ritiene un cittadino del mondo?»

Hafez Haidar: «Amo immensamente il Libano perché è la terra delle mie origini, da dove ho tratto le mie radici, ma amo altrettanto l’Italia: ho sposato un’italiana, da cui ho avuto due figli, e ho tanti amici. Questo Paese mi ha permesso di crescere e conoscere la storia, la cultura e l’arte degli altri popoli senza pregiudizi.

Sono innamorato dell’Oriente e dell’Occidente, perciò mi considero cittadino del mondo, assetato di apprendere e di trasmettere agli altri, con umiltà, i suoi insegnamenti.»

Caterina Guttadauro: «L’insegnamento è un impegno a cui lei tiene in modo particolare, ha fatto centinaia di incontri con giovani studenti. Cosa ha portato con sé da questi incontri e cosa pensa dei giovani di oggi?»

Hafez Haidar: «Io credo fermamente nei giovani, sono il futuro del nostro paese, perciò ho cercato di incontrarli e di far capire loro quanto sia importante il dialogo e il rispetto reciproco.

Ho parlato loro di alcuni argomenti importanti come il terrorismo, gli uomini giusti che combattono per i diritti umani, come il grande romanziere egiziano Nagib Mahfuz, Malala, Tawwakul Karman, Papa Francesco, Noa, Madre Teresa di Calcutta.

Inoltre, dopo aver recitato per 14 anni nelle scuole storie tratte da Le mille e una notte, ho scritto e illustrato Le mille e una notte Junior perché i ragazzi mi avevano chiesto di realizzare un testo adatto a loro.

Grazie all’Associazione Iplac il mio libro è diventato oggetto di un concorso grafico letterario nazionale per le scuole tenutosi a Roma.

I giovani d’oggi hanno bisogno di essere ascoltati, capiti, apprezzati, indirizzati.»

Caterina Guttadauro: «Tra i numerosissimi premi che ha ricevuto, qual’ è quello a cui tiene di più?»

Hafez Haidar: «Ogni premio riveste per me un grande significato; è difficile scegliere, in un giardino variopinto, il fiore più bello. Se proprio devo scegliere, però, penso al premio dell’Onu che ho ottenuto durante l’ultima missione umanitaria alla frontiera tra Libano ed Israele il 5 Settembre 2016»

Caterina Guttadauro La Brasca

Il Dispari 20180108 – Redazione culturale

Il Dispari 20180108 - Redazione culturale

Editoriale

Così come voluto dal Direttore di questo giornale, Gaetano Di Meglio, la pagina si apre continuando la pubblicazione di tutti i testi proposti nell’antologia “Penne Note Matite” edita da Il Sextante di Mariapia Ciaghi e presentata al Bookcity di Milano #BCM17 nel Museo Delle Culture MUDEC il 18 Novembre 2017.

Oggi tocca alla presentazione di Abdeldjalil Amri e alle poesie di Giuseppe Capoluongo, Francesca Luzzio e Milena Petrarca.

Buona lettura.

 

Abdeldjalil Amri.

Sono nato in Adrar nel 1992 e sono residente in Adrar nel quartiere di Mehdia. Adrar si trova a sud dell’Algeria nel deserto del Sahara.

Sono laureato in lingua e letteratura italiana dall’anno 2013, con un diploma ed un master in didattica delle lingue conseguiti nel 2016 presso l’Università di Lounici Ali di Blida. Conosco scolasticamente la lingua inglese e quella francese, mentre la mia madrelingua è l’arabo che scrivo e leggo perfettamente. La mia collaborazione con l’Associazione culturale “Da Ischia L’Arte – DILA” verterà principalmente sul mio scrivere e parlare del deserto algerino, delle sue bellezze e dei suoi pericoli. Mi piace molto scrivere in italiano poesie, racconti e fiabe corredati da fotografie e scambi culturali. salambboy@gmail.com – Tel. +393284905308.

La sopravvivenza nel Sahara

Il Sahara è il più grande deserto della Terra, si trova nell’Africa settentrionale e vanta una superficie di circa 9.400.000 chilometri quadrati. Il Sahara occupa circa un quarto del continente africano. Si estende dall’Oceano Atlantico fino al Mar Rosso con una lunghezza di circa 4800 km, e con una larghezza di 1800 km dal Mediterraneo fino alle regioni centrali Africane.

Il Sahara comprende i seguenti stati: Algeria, Ciad, Egitto, Eritrea, Libia, Mali, Mauritania, Marocco, Niger, Sudan, Tunisia e Repubblica Democratica Araba Sahrawi.

Popoli tipici del Sahara, quasi tutti nomadi, sono: i Tebu, i Tuaregh, i Berberi o Amazigh e i Sudanesi.

La distribuzione della popolazione non è uniforme, mentre immense aree sono disabitate nelle oasi si possono raggiungere valori di densità di popolazione molto alti.

Nel Sahara si possono identificare diversi tipi di paesaggi: Hammada, deserto di roccia; Serir, deserto di ciottoli e ghiaia; Lergo o Idean, deserto formato da dune di sabbia; Bioma che si trova nell’estremo sud è la Savana, mentre a nord si trova la Steppa mediterranea.

Cod. 19 – Giuseppe Capoluongo

Dentro l’angolo

Come spiegare quell’angolo nuovo
dove misuro le vecchie parole
gli umori e le tante ragioni
mentre da solo rivango le zolle
indurite nel secco del tempo
e sogno la pioggia che lavi
quel profilo di vita vissuta
e nasca un’immagine nuova
da curare per riempire il mio vuoto
che ha sete ed ha fame
e raccoglie ora briciole
e pur s’accontenta
perché dentro all’angolo nuovo
matura un pensiero diverso
nel rimpianto di un pasto succulento
che non è dato avere per sempre
perché c’è gente che muore di fame
e soffre di non potere mangiare
alla mensa che offre la vita
e misura soltanto il suo bene
dentro l’angolo delle sue gelosie.

Cod. 20 – Francesca Luzzio

Prego Maria
In chiesa suona malinconico il violino,
ed io muoio:
ogni nota è prova funerea,
è un passo verso la fine.

Socchiusi gli occhi, prego Maria.

Un raggio filtra e s’intravede la via:
verde intenso di colle si staglia
nell’azzurro del cielo
e crea contrasto armonico
di vitalità.

M’inerpico festosa
e tendo una mano:
nutro corpi che hanno fame,
ricamo stoffe bianche e nere…

Rinnovato sentimento di vita
prova  propulsioni di utilità.

Cod. 21 – Milena Petrarca  

Esplorando il tuo paradiso perduto…

Ecco i miei versi

Dipinti per te
Enigmatica Donna

Che stai li nel

Tuo Paradiso
PERDUTO
Aspetti la gioia
Come un sogno
DIVINO
Esplori con gli occhi
La tua Luce

DELL’ANIMA

E così illumini
Il tuo universo
D’AMORE.

Il Dispari 20180108 – Redazione culturale

Il Dispari 20180108 - Redazione culturale

Pubblichiamo la prima parte dell’intervista rilasciata dal Prof. Hafez Haidar, candidato al premio Nobel per la pace 2017, a Caterina Guttadauro La Brasca che da oggi inizia, tramite DILA, la sua collaborazione in questa pagina culturale. Altre due parti dell’intervista saranno pubblicata nelle prossime settimane.

Caterina Guttadauro La Brasca intervista Hafez Haidar.

Accademico Emerito, Presidente di diversi comitati per i diritti umani, Cavaliere della Repubblica Italiana, Direttore Generale Internazionale della Camerata dei Poeti di Firenze, è poeta e scrittore libanese per nascita ed italiano di adozione. Attualmente è Docente di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università degli Studi di Pavia ed è considerato uno dei maggiori studiosi delle religioni a livello mondiale.

Ha curato e tradotto diverse opere per gli Editori Rizzoli, Guanda, Rusconi, Bompiani, Fabbri, Mondadori ed è autore di numerosi libri editi dagli stessi Editori.

Nel 2006 è stato insignito del Premio Internazionale Sorrento nel Mondo insieme a Lucio Dalla e Raffaele Lauro, alto commissario del Governo e Senatore della Repubblica Italiana.

Caterina Guttadauro: «Gli intrecci tra poesia e fede nella cultura dell’Oriente sono il campo di ricerca nel quale da anni Lei è impegnato. Qual è lo scopo?»

Hafez Haidar: «Grazie agli intrecci tra poesia e fede e ai numerosi punti in comune tra le diverse culture, vorrei creare un terreno fertile in cui si consolidino buoni rapporti culturali e religiosi tra Oriente ed Occidente, basati sulla conoscenza e il rispetto reciproci.»

La poesia costituisce un pilastro fondamentale per far conoscere la cultura, le tradizioni, gli usi e i costumi di un popolo nonché la sua storia. Ho cercato di far conoscere all’Oriente poeti famosi come Dante Alighieri, Carducci e Quasimodo; nel frattempo ho portato in Italia i frutti poetici di Gibran e Omar Khayyam e ho scritto un’antologia della letteratura araba preislamica ed islamica. Sono convinto che la fede sia lo scrigno della nostra vita e della nostra civiltà, perciò conoscere la Bibbia, il Vangelo e il Corano ci aiuta a capire che nei tre Libri esiste un solo messaggio importante per tutta l’umanità: Dio è amore. La vita è un dono ed è un atto d’amore. Senza l’amore non possiamo costruire la pace e senza la pace non possiamo arrivare a conoscere i frutti della cultura per costruire un mondo migliore.»

Caterina Guttadauro: «Da diciannove anni si spende infatti – attraverso libri, traduzioni, incontri – per diffondere l’amore, abbattere i muri della diffidenza, dell’odio e della violenza”. Questa crociata ha dato dei riscontri che la motivano a procedere per questa strada?»

Hafez Haidar: «Sì, i miei lavori sono apprezzati da ebrei, cristiani e musulmani. Molte persone hanno appoggiato le mie idee e mi hanno incoraggiato a proseguire il cammino per abbattere i muri dell’odio, della diffidenza e del razzismo. Ho l’onore di rappresentare, in qualità di ambasciatore, diverse associazioni  per i diritti umani, perciò mi sento in dovere di andare avanti, pur sapendo che la mia strada è ripida e tortuosa. Non mi stanco di raccontare l’amore, perché ho visto tante persone morire ingiustamente, a causa della guerra.»

Caterina Guttadauro: «Quando il lettore apre la maggior parte dei suoi libri, dice Fava, il suo spirito naviga oltre la moschea, la sinagoga o la chiesa, verso orizzonti lontani, dove spunta un’abbagliante luce che rischiara le tenebre che talvolta intristiscono la mente e il cuore”. Quali sono le radici di questa differenza e divergenza fra le tre religioni?»

Hafez Haidar: «Dio è l’Unico Creatore per gli ebrei, per i cristiani e per i musulmani. Gli ebrei e i musulmani, però, non considerano Gesù il Messia e questo costituisce il primo punto di divergenza tra le tre religioni monoteistiche. Nel Corano, Maria è presentata come la prescelta di Dio, che ha concepito Gesù senza aver conosciuto alcun uomo. I libri sacri delle tre religioni sono accomunati dai dieci comandamenti, oltre che dallo stesso anelito verso Dio. In quest’epoca travagliata dall’odio, dalla sete di potere, dagli interessi commerciali, dalle guerre e dalla corsa agli armamenti, abbiamo bisogno di abbracciare la fede e di saper perdonare per raggiungere l’intensa luce della  nostra esistenza.»

Caterina Guttadauro La Brasca

Il Dispari 20180108 – Redazione culturale

 DILA

Un pianoforte per l’Ospedale S. Maria Bianca di Mirandola

Un pianoforte per l’Ospedale S. Maria Bianca di Mirandola

Un pianoforte per l’Ospedale S. Maria Bianca di Mirandola

Da Paola Occhi, Ambasciatrice di pace DILA: Il prossimo 23 Febbraio 2018, a complemento di un evento di interesse nazionale, DILA e la Nazionale Cantati Lirici (facente parte dell’Associazione “Da Ischia L’Arte” e da lei ottimamente presieduta ) consegneranno in comodato d’uso gratuito all’Ospedale S. Maria Bianca di Mirandola un pianoforte da mettere a disposizione dei pazienti, del personale medico – infermieristico, e di tutti coloro che avranno diritto di accesso alla struttura, affinché, attraverso la musica e l’Arte in generale, si possano creare momenti di piacevole serenità per i degenti.

L’iniziativa comporta, inoltre, la disponibilità resa a favore di DILA di un ambiente all’interno della struttura ospedaliera utilizzabile per la realizzazione di eventi culturall e sociali di ogni tipo.

Tale iniziativa ha già raccolto numerosi consensi dalle Direzioni di strutture ospedaliere dislocate in varie regioni d’Italia.

Modena 19 Febbraio 2018

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Pianoforte CS

SERVIZIO SANITARIO REGIONALE
EMILIA ROMAGNA

Azienda Unità Sanitaria Locale di Modena
Ufficio Stampa, Rapporti con i Media

Comunicato stampa

Ospedale in musica

Inaugurazione del pianoforte offerto dall’Associazione Nazionale Cantanti Lirici DILA e collocato dall’Azienda USL di Modena all’Ospedale di Mirandola

Sarà inaugurato venerdì 23 Febbraio 2018 alle 15, presso l’atrio del Padiglione Scarlini dell’Ospedale Santa Maria Bianca di Mirandola, un pianoforte verticale dono dell’Associazione Nazionale Cantanti Lirici – DILA all’Azienda USL di Modena.

L’iniziativa, fortemente voluta dalla sua Presidente, la soprano Paola Occhi, dopo una lunga degenza presso la Pneumologia dell’Ospedale, è stata possibile grazie anche alla collaborazione di alcuni commercianti, artigiani e cittadini mirandolesi, le cui offerte si sono aggiunte a quella della Nazionale Cantanti Lirici.

L’idea di collocare lo strumento in uno spazio accessibile a tutti è occasione per creare anche in ospedale luoghi caratterizzati dalla bellezza del linguaggio musicale, nell’ottica di un miglioramento della qualità di vita delle persone che lo frequentano.

Il progetto ricalca esperienze simili già diffuse in Italia e all’estero, a beneficio di chi si trova in ospedale – pazienti, operatori sanitari, famigliari – per allietarne il passaggio e la permanenza.

Una nuova e diversa apertura al territorio per un luogo di cura che diventa così spazio di arte e cultura, promossa e diffusa anche in collaborazione con Scuole, Associazioni e Circoli musicali locali attraverso eventi dedicati.

L’utilizzo sarà consentito a tutte le persone che accedono all’ospedale, utenti e operatori, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18 tutti i giorni della settimana.

Concerto “La musica è vita”

In occasione dell’inaugurazione, venerdì 23 Febbraio alle 15 presso l’atrio del Padiglione Scarlini, si esibirà in concerto la presidente dell’Associazione Nazionale Cantanti Lirici, soprano Paola Occhi, accompagnata al pianoforte da Heejin Byeon.

A seguire, l’esibizione del coro mirandolese “Com’è bello cantar”, diretto dal maestro Gianni Guicciardi e composto da persone con disabilità fonatorie, articolatorie e deficit comunicativi coordinate dalla logopedista Ausl Sara Roncadi.

Il Resto del Carlino . Edizione Bologna – 24 Febbraio 2018

 

PATRIZIA CANOLA A “WOMEN ART BRA “: BIENNALE DELLA CREATIVITÀ AL FEMMINILE (BRA’- CUNEO)

PATRIZIA CANOLA ESPONE A ‘WOMEN ART BRA”: LE SUE OPERE OLTRE IL TEMPO  AD ABBRACCIARE IL PENSIERO

Dove il cielo si unisce al mare a creare sinergie di colori che danzano in scie luminose al passare delle ore della giornata, dove i riflessi della luce si rispecchiano nelle acque cristalline dei ruscelli avvolgendo di sprazzi dorati le vegetazioni rigogliose circostanti, dove strati candidi di neve ancora fresca si confondono con le eleganti effigi di alberi spogli che si preparano al silenzio del risposo invernale, lo sguardo di Patrizia Canola si posa a catturare tanta bellezza. Pittrice di fama internazionale, da molti critici definita impressionista- macchiaiola, Patrizia Canola, nasce a Milano, ma ben presto dopo aver girato diversi luoghi dell’Italia tra Emilia Romagna, Umbria e Toscana si trasferisce in Brianza. sito privilegiato dove da forma e vita ad opere avvolgenti che raccontano dei suoni, dei respiri e silenzi della natura: una natura che si mostra serena e solare, ma anche nostalgica e misteriosa passando da boschi dove scorrono ruscelli dall’acqua limpida a marine, da paesaggi invernali attraversati da una luce abbagliante a nature morte, per arrivare a scenari dove ogni immagine è appena accennata, avvolta da chiarori di luci che definiscono la parte emotiva del pensiero. Con 40 anni di carriere l’artista vanta numerose e prestigiose mostre in Italia e all’estero: accanto a “Dalla Terra al Cielo” presso la Chiesa di San Francesco curata da Catia Monacelli e Francesca Sacchi Tommasi e “Paesaggi d’Ialina” presso il Centro Culturale Cajani a cura di Catia Monacelli entrambe a Gualdo Tadino nel 2016, ad “Art Walk”  a Venezia nel settecentesco Palazzo Zenobio (febbraio-marzo 2017),

Patrizia Canola, Incanto d'inverno
Patrizia Canola, Incanto d’inverno

citiamo la suggestiva personale “Nel respiro di Gaia. La Madre Terra” sempre a Gualdo Tadino (18-25settembre 2016) negli spazi dello Store San Benedetto, la Triennale di Arti Visive di Roma inaugurata da Achille Bonito Oliva unanimemente riconosciuto come il più importante curatore d’arte contemporanea (26 marzo 22 aprile 2017), la “Mostra Internazionale di scultura, pittura, fotografia, poesia e musica – Pitagora” a cura del Prof Mohammad Sazesh presso il Castello normanno di Santa Severina a Crotone (luglio–settembre 2017) e “Art  for Peace: Making a Difference” presso Villa Reale a Monza-Rotary (ottobre 2017).

Patrizia Canola, Va Pensiero
Patrizia Canola, Va Pensiero

La natura protagonista delle sue opere, dove campeggiano silenziosi paesaggi invernali con neve e ghiacciai, distese di campi di grano e fiori dalla tinte accese, e ancora  ruscelli, maestosi faggi, cieli a perdita d’occhio di cui colpiscono i notturni dai riflessi argentati, apre ad una compenetrazione visivo- emotiva senza eguali riportando in superficie desideri lontani, sogni in cui sperare. Ecco che gli infiniti luoghi della natura dove si alternano giardini in fiore, alberi secolari, striature argentee che nei cieli intrecciano geometrici arabeschi, invitano a guardare oltre, ripensando alla finitezza dell’individuo per interrogarsi sul senso di questa vita di cui si percepiscono i limiti. Raccontando della natura e dei suoi volti visibili e appena svelati, Patrizia Canola ha dato voce alle emozioni lungo il mosaico della vita. Emozioni che sembrano seguire quella luce che nei suoi dipinti crea trasparenze e spessori, riflettendosi nell’acqua e liberandosi nel cielo: una luce che ora sembra irrompere e palpitare fra i rami e le cime degli alberi come in ”Luci d’Autunno” (2015), ora fermarsi su quelle proiezioni di orizzonti dove i i ghiacciai diventano specchi per cieli quasi marmorei e custodi di verità come in “Incanto d’inverno” (2015). Proprio quest’opera “Incanto d’inverno” è tra le sei opere di PATRIZIA CANOLA che sono state scelte per la seconda edizione della Biennale della Creatività al Femminile: W.A.B. Women Art Bra, realizzata dal Comune di Bra (Cuneo) in collaborazione con la Consulta pe le Pari Opportunità.

Patrizia Canola, Silenzio
Patrizia Canola, Silenzio

La Biennale, che si svolge dal 2 al 18 marzo 2018 presso l’edifico Movicentro in piazza Caduti di Nassiriya, vetrina d’elezione per eventi a carattere artistico, musicale e culturale, vuole essere un omaggio alla creatività e all’arte realizzata dalle donne attraverso diverse tecniche e sfumature emozionali. Da sempre vivo palcoscenico di eventi a carattere culturale dove modernità e tradizione si incontrano, il Comune di Bra mostrando particolare attenzione alle diverse espressioni dell’arte, con questo evento ha voluto puntare sulle donne e sulla loro forte motivazione nel restituire attraverso l’arte la magia e la bellezza delle emozioni che ogni opera è capace di suscitare regalando ora scenari di malinconia e incanto, ora di solarità e armonia. Alla Biennale Patrizia Canola partecipa con sei stupendi,

Patrizia Canola, Futuro -
Patrizia Canola, Futuro –

dipinti che restituiscono l’immaginario racchiuso dentro ciascun individuo, quel lato inconscio e legato ali pensieri più reconditi che appartengono al cammino dell’uomo costantemente sospeso tra finito e infinito, verità e immaginazione. Nostalgia e silenzio, sogno e attesa, amore e libertà sono le tematiche che accompagnano i sei dipinti: “Incanto d’inverno” e “Silenzio”,  “Futuro” e “Sensazioni del nostro futuro”, “Madri” e “Va pensiero”.

Patrizia Canoa, Madri
Patrizia Canoa, Madri

Se di introspezione emotiva volta a recuperare legami col passato congelato nei labirinti della memoria, si parla in “Silenzio” e in “Incanto d’inverno” attraverso una natura immersa nel risposo che regala la stagione invernale; di interrogativi sul domani, sulle scelte che l’uomo può fare per decidere al meglio il suo futuro trattano i dipinti “Sensazioni del nostro Futuro” e “Futuro”. L’amore materno incondizionato e sempre presente quale sentimento che protegge e accoglie è descritto con tratti leggeri e avvolgenti in “Madri” dove le figure delle madri, in silenziosa conversazione, sono quasi impalpabili nella loro bellezza, allungate nel loro abiti morbidi a rappresentare l’infinita forza propria dell’affetto materno. In “Va pensiero”, che come “Futuro” e “Sensazioni del nostro futuro”  presenta  uno stile innovativo dove ogni segno o figura perde i contorni risultando impercepibile, il bisogno di libertà viene espresso dalla rappresentazione di figure eteree proiettate verso l’alto, quasi impercettibili e in simbiosi con il chiarore dello sfondo che avvicina a quella luce dove tutto rinasce e respira di nuova vita.

 

Silvana Lazzarino

 

W.A.B. – WOMEN ART BRA

2° Edizione della BIENNALE DELLA CREATIVITÀ AL FEMMINILE

Esposizione di arte contemporanea riservata alle Donne

edifico “Movicentro”

piazza Caduti di Nassiriya, Bra (Cuneo)

dal 2 al 18 marzo 2018

 

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Palazzo Barberini. Presentazione libro “La riscoperta del Seicento, i libri fondativi”

Palazzo Barberini. volume “LA RISCOPERTA DEL SEICENTO. I LIBRI FONDATIVI”

 

Ad introdurre verso una nuova lettura delle tappe più significative del Seicento tra stili e generi diversi ripercorrendo uno dei secoli più complessi e contraddittori della storia dell’arte, ampiamente rivalutato nel corso degli ultimi due secoli, è il volume La riscoperta del Seicento. I libri fondativi a cura di Andrea Bacchi e Liliana Barroero che sarà presentato a Roma a Palazzo Barberini Gallerie Nazionali di Arte Antica il 29 gennaio 2018 alle ore 18.00.

Il libro che rientra nell’ambito della Rassegna LIBRI BARBERINI CORSINI curata da Silvia Pedone, raccoglie gli esiti di un seminario curato da Andrea Bacchi (Università di Bologna) e Liliana Barroero (Università di Roma Tre) e promosso dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo nell’ambito del Programma di studi sull’Età e cultura del barocco, diretto da Michela di Macco (Università Sapienza, Roma). la-riscoperta-del-seicento-foto-inserita-nella-copertina

Diversi i saggi presenti a cura di Andrea Bacchi, Liliana Barroero, Giovanna Capitelli, Elisa Coletta, Valeria Di Giuseppe Di Paolo, Michela di Macco, Tomaso Montanari, Giovanna Perini Folesani, Stefano Pierguidi, Yuri Primarosa, Giovanni Romano, Lucia Simonato, Maddalena Spagnolo, Maria Cristina Terzaghi, Stefania Ventra e Arnold Witte, Ciascun autore a partire dai libri che in modo più significativo hanno inciso sugli studi dei Seicento artistico italiano da “Renaissance und Barock” di Heinrich Wölfflin (1888) al “Niccolò Maria Pallavicini” di Stella Rudolph (1995), restituisce una nuova lettura critica attuale degli stessi. Dalle pagine di questi saggi emerge come i primi ad interessarsi a questi studi sul Seicento furono i tedeschi nell’800, mentre gli inglesi vi si accostarono negli anni Trenta del secolo scorso, senza dimenticare il fondamentale contributo degli italiani con un lento lavoro d riscoperta del Seicento a partire dalla fine del XIX secolo con i contributi su Caravaggio del giovane Loghi e di Argan in contrasto con l’idea di Benedetto Croce secondo il quale il barocco era sinonimo di decadenza. Si possono ripercorrere in questo volume alcuni dei punti più significativi della critica  legati alla rivalutazione di quel secolo che fu di Caravaggio, di Guercino, Luca Giordano, Giovanni Lanfranco, e poi di Francesco Albani, Francesco Borromini, Guido Reni e Giovanni Battista Volpato, per citare gli artisti i più conosciuti.

Silvana Lazzarino

 

Per la rassegna

LIBRI BARBERINI / CORSINI

a cura di Silvia Pedone

La riscoperta del Seicento. I libri fondativi” (Sagep, Genova 2017)

Presentano: Anna Maria Ambrosini Massari, Alessandro Morandotti

Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini

Via delle Quattro Fontane 13, Roma

lunedì 29 gennaio 2018, ore 18.00

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

Informazioni: tel. 06-68802323 , www.barberinicorsini.org

 

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Pirandello tra musica e recitazione all’Enoteca Letteraria Roma Quattro Fontane

Luigi Pirandello: “La vita o si vive o si scrive” Due novelle tra musica e recitazione nella serata all’Enoteca letteraria Quattro Fontane

Palcoscenico della vita, il teatro rappresenta per uno dei massimi drammaturghi del Novecento, Luigi Pirandello, il luogo più diretto dove raccontare la vita nelle sue diverse sfumature quella piccolo borghese e quella rurale, quella cittadina e quella centrata sui legami domestici in cui la verità si confonde con la finzione, e dove si susseguono tranelli e sdoppiamenti.. Anche nelle novelle, di cui scrisse la prima a 17 anni, si è di fronte a realtà eterogenee dominate dal sovvertimento che spiazza perché  è la non logica a tracciare il percorso dei personaggi spesso soli nelle loro false convinzioni, costretti ad utilizzare maschere che nascondono l’altra faccia, quella naturale, e spesso incapaci di aprirsi al mondo che li giudica e li tiene in “gabbia”. Di realtà legate a sentimenti nascoste nel sogno, di incoscienza o pura follia quale rifugio fittizio per non ricordare quanto accaduto e di cui si è responsabili, narrano le due novelle pirandelliane appartenenti alla raccolta “Novelle per un anno” che sono presentate sotto una veste tra musica e recitazione  durante la serata del 12 gennaio a Roma presso l’Enoteca Letteraria Quattro Fontane (Via di Quattro Fontane 130) alle ore 20.30. L’evento,” La vita o si vive o si scrive” due novelle di Luigi Pirandello offre l’occasione di immergersi nell’universo complesso e affascinante della vita come la mostra Pirandello in cui tutto può accadere e non accadere, dove la finzione si confonde con la verità e viceversa e dove serpeggia l’enigma legato alle “maschere”, il doppio, lo sdoppiamento che libera e imprigiona per sempre. Andrea Mancini sassofonista compositore, tra i fondatori del quartetto “New Saxophone Quartet”, e Emma Marconcini storica dell’arte e attrice, molto attiva tra teatro, festival e laboratori, daranno vita ad un’interpretazione nuova e avvincente delle novelle La realtà del sogno (1914) dalla raccolta “Candelora”, vol.XIII e Cinci (1932) dalla raccolta “Berecche e la guerra”, vol.XIV per osservare entro le dinamiche della non logicità e dello sdoppiamento, le difficoltà di capirsi tra coniugi e lo smarrimento nell’inconscia follia di un adolescente. La realtà del sogno racconta di una moglie non amata, prima dal padre padrone e poi da un marito bellissimo ma senza affetti che alla fine consuma in sogno il tradimento nei confronti del coniuge .Cinci tratta la vicenda di un giovane adolescente afflitto da problemi famigliari e psicologici, che a causa di una banale lite con un ragazzo, incontrato per caso lungo la strada, lo uccide. Un atto istintivo senza controllo generato dalla sua mente malata. Poi, con fatuità e stolidità, riprende il cammino verso casa come se nulla fosse successo. Tutto accade e non accade, il sogno si identifica con la realtà e viceversa, per raccontare la vita, quella vita fatta di incontri, confronti con gli altri e con se stessi in cui ci si perde e ci si ritrova diversi e uguali a prima, come si vuole.

Silvana Lazzarino.

 

Enoteca letteraria Quattro Fontane

Presenta

Luigi Pirandello: “La vita o si vive o si scrive

due novelle di Luigi Pirandello

interpretate da Emma Marconcini musiche di e con Andrea Mancini

Via di Quattro Fontane 130 – Roma

Venerdì 12 gennaio ore 20,30

 

Andrea Mancini Sassofonista compositore

Si è’ diplomato in Sassofono e successivamente in Musica Jazz presso il Conservatorio “Lorenzo Perosi” di Campobasso. Ha svolto un’intensa attività concertistica con il quartetto di sassofoni “Mediterraneo”, con il quale ha vinto il primo premio al “Concorso Nazionale Giovani Promesse” della città di Taranto.

È tra i fondatori del quartetto “New Saxophone Quartet”, con il quale si è esibito in tutta Italia suonando per importanti associazioni concertistiche e prestigiosi teatri. Da diversi anni si dedica allo studio della solo-performance esibendosi in diversi contesti culturali: mostre d’arte, eventi multimediali, reading letterali, spettacoli teatrali. Importanti autori gli hanno dedicato opere di musica contemporanea, tra i quali Franco Mannino e Dimitri Nicolau . È autore di brani di musica contemporanea eseguiti dai suoi ensembles.

 

Emma Marconcini

storica dell’arte e attrice, due identità che convivono  intrecciando lo studio delle immagini e la passione per l’interpretazione. Tra le sue più stimolanti esperienze il  “Laboratorio di esercitazioni sceniche” diretto da Gigi Proietti,  il Teatro scuola, per la direzione artistica di Maurizio  Scaparro e la rassegna del Teatro di parola  curata da  Marco Lucchesi,  dove si  è cimentata con i testi teatrali di Edoardo Sanguineti.  Continuando l’affascinante ricerca sulla parola e sul suono della parola passa ai reading di poesie tra  cui  Adonis Campana,Hikmet, Neruda, Ritsos, Salinas e Szymborska,  alle presentazioni di libri presso  la Casa della Memoria di Roma e in  alcune prestigiose  librerie della capitale. Collabora con l ‘AGIMUS e ha  partecipa a manifestazioni culturali curati dall’Associazione Ipazia Immaginepensiero, ad eventi organizzati dalla Sovrintendenza capitolina nei suoi spazi museali anche con letture e interpretazioni di brani classici, in occasione di finissage di mostre d’arte e alle iniziative del “Festival della Letteratura da viaggio” . In numerose esperienze il colore della voce si accompagna con le improvvisazioni del sassofono e della chitarra, con la magia del piano, la struggente sonorità del violino e della viola e la penetrante ricerca sonora della tromba e delle percussioni. Ha partecipato, inoltre, ai ” Percorsi multisensoriali nei Musei delle Ville Storiche di Roma”, progetto rivolto ai  non vedenti.

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Totò Genio. La grande mostra sul principe della risata in corso a Roma

Totò Genio dopo Napoli incanta Roma con la mostra al Museo in Trastevere

Attore per eccellenza capace con la sua ironia e mimica di conquistare un pubblico sempre più vasto grazie alla sua risata contagiosa e quell’humor inconfondibile, Totò (Antonio de Curtis), è stato rivalutato solo dopo la sua morte e pertanto affiancato a grandi nomi quali Charlie Chaplin e Buster Keaton. Mai stanco di improvvisare passando dal teatro al cinema alla televisione, come pochi ha saputo raccontare con una comicità pungente e affettuosa attraverso i suoi personaggi, le diverse sfaccettature dell’uomo e della società a lui contemporanea, in particolare soffermandosi

Totò Genio mostra al Museo di Roma in Trastevere
Totò Genio mostra al Museo di Roma in Trastevere

sulla realtà sociale povera del dopoguerra alle prese con le difficoltà quotidiane e la voglia di ricominciare, restituita con una sottile ironia che me smorzava il dramma. In occasione del cinquantenario della sua scomparsa avvenuta il 15 aprile 1967 Napoli lo scorso aprile 2017 gli ha dedicato una suggestiva mostra presso Palazzo Reale, la prima antologica dedicata a questo straordinario attore comico, che è sbarcata a Roma lo scorso autunno presso gli spazi del Museo di Roma in Trastevere dove è ancora in corso fino al 18 febbraio 2018. Roma per Totò divenne la sua città di adozione in cui visse e lavorò per quasi quarant’anni.

La mostra Totò Genio ripercorre la grandezza di Totò, uomo di spettacolo a trecentosessanta gradi:  artista del palcoscenico e del set che continua ad affascinare rivedendolo in pellicole che hanno fatto la storia da “Totò le Mokò” (1949), a “Signori si nasce” (1960)  da “Napoli milionaria” (1950) a Totò e Peppino divisi a Berlino” (1962) fino a “Totò contro i quattro” (1963) e “Uccellacci uccellini” (1966), senza dimenticare “La banda degli onesti” (1956) e “Totò Peppino e…la malafemmina” (1956).

Totò Genio mostra al Museo di Roma in Trastevere
Totò Genio mostra al Museo di Roma in Trastevere

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e con la coproduzione dell’Istituto Luce Cinecittà, in collaborazione con Rai Teche e SIAE, la mostra, voluta dall’Associazione Antonio de Curtis e dal Comune di Napoli, curata da Alessandro Nicosia e Vincenzo Mollica, ripercorre la carriera di Totò dando ampio spazio alla sua figura poliedrica che ha sempre saputo stupire raccontando aspetti della vita gioiosi e malinconici, giocando sull’improvvisazione e l’imprevisto con quell’ingenuità cui legava un’ ironia spesso beffarda e pungente fonte di soluzione per uscire da situazioni non sempre facili.. Attraverso documenti personali, cimeli, lettere, disegni, costumi, fotografie, installazioni e testimonianze, viene proposto un viaggio indietro nel tempo, nell’universo di Totò simbolo dello spettacolo comico in Italia, un artista a tutto tondo, attore di teatro e di cinema (sono 97 i film da lui interpretati) ma anche poeta e autore di canzoni, considerato da Fellini un artista senza tempo.

Totò genio mostra al Museo di Roma in Trastevere
Totò genio mostra al Museo di Roma in Trastevere

Emerge dal percorso quanto il principe De Curtis fosse affezionato ai suoi scritti, da lui considerati lo specchio più autentico della sua anima malinconica e notturna: così infatti affermava “Non c’è nessuna discrepanza tra la mia professione (che adoro) e il fatto che io componga canzoni e butti giù qualche verso pieno di malinconia. Sono napoletano e i napoletani sono bravissimi nel passare dal riso al pianto

Tra i disegni accanto a quelli realizzati da Pier Paolo Pasolini per “la Terra vista dalla luna”, episodio del film “Le streghe” interpretato da Totò, si possono ammirare quelli di Federico Fellini, di Ettore Scola realizzati negli anni Cinquanta per la rivista satirica Marc’ Aurelio; e poi quelli realizzati da celebri fumettisti quali Crepax, Pratt, Manara, Onorato e Pazienza. Non mancano le fotografie che ritraggono Totò insieme ai grandi personaggi del Novecento ed una poesia scritta da Paolo Conte e dedicata al grande interprete napoletano. Il suo legame con il cinema è raccontano in un’ampia sezione dove viene ripercorsa la sua lunga carriera attraverso i manifesti che lo hanno reso celebre al grande pubblico.

Costumi di scena, filmati d’epoca e installazioni multimediali introducono entro il magico mondo del teatro da lui vissuto con entusiasmo unendo gioia e malinconia. Un aspetto meno noto di Totò è il suo rapporto con la pubblicità: è stato testimonial di alcuni prodotti italiani di quegli anni, come la Lambretta e la Perugina che lo scelse come volto per pubblicizzare il suo famoso Bacio.

Totò Genio Museo di Roma in Trastevere
Totò Genio Museo di Roma in Trastevere

Non poteva mancare la descrizione del suo legame con Napoli, la sua città d’origine, e il suo grande amore per gli animali, in particolare per i cani, passione condivisa con la sua compagna Franca Faldini.

Il Totò più privato è svelato attraverso foto private, documenti originali e giornali d’epoca che mostrano un uomo generoso che amava prendersi cura degli animali e delle creature più indifese.

Tra le poesie a sua firma la celebre ‘A livella” e tra le sue canzoni “Malafemmena” composta nel 1951 e poi declinata in centinaia di versioni.

Chiude la mostra la sezione “Nessuno mi ricorderà”, dedicata ai suoi funerali, che furono tre, il primo a Roma, il secondo a Napoli e il terzo nel Rione Sanità a Napoli, in cui era nato. Fotografie, filmati storici provenienti dall’Archivio Luce e dalla Rai, giornali e ricordi, testimoniano il sentito addio che Napoli ha rivolto al suo più grande artista.

Il catalogo, edito da Skira, è introdotto da una prefazione di Goffredo Fofi

Silvana Lazzarino

TOTÒ GENIO

Museo di Roma in Trastevere, piazza Sant’Egidio Roma

Fino al 18 febbraio 2018

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Le fotografie di Henri Cartier Bresson in mostra a Palermo

Henri Cartier Bresson. Fotografo in mostra a PALERMO

Gli scatti di Henri Cartier Bresson (Chanteloup-en-Brie 1908 – L´Isle-sur-la-Sorgue 2004) colgono la contemporaneità delle cose e della vita. Essi testimoniano la nitidezza e la precisione della sua percezione e l’ordine delle forme. Fondamentale nel suo lavoro di fotografo è cogliere a pineo quanto accade a lui intorno e immortalare quel preciso istante in cui persone, gesti, azioni, situazioni prendono forma e vita innanzi a suoi occhi. Considerato il pioniere del foto-giornalismo, tanto da meritare l´appellativo di “occhio del secolo”, poliedrico nel mostrarsi versatile anche con la pittura e il disegno, Henri Cartier Bresson ha saputo interpretare attraverso i suoi scatti ogni luogo segreto e intimo del sentire umano con spiccata sensibilità e immediato realismo. Ha saputo come pochi restituire sotto diversi profili la vita sociale da quella pubblica a

Fotografie di Cartier Bresson in mostra a Palermo
Fotografie di Cartier Bresson in mostra a Palermo

quella più privata e domestica, facendo della macchina da presa un mezzo a servizio del proprio pensiero visivo ed emotivo con cui testimoniare diversi contesti che scorrevano innanzi al suo sguardo sempre affascinato dallo sfilare di situazioni nuove e imprevedibili. Semplicità,

immediatezza nel riprendere un dato momento accompagnano il suo lavoro fin dagli inizi quando nei primi anni Trenta con la sua prima Leica realizza i primi scatti da cui si evince una particolare attenzione a fatti e accadimenti che raccontano lo scorrere del tempo ordinario e straordinario. Alla sua arte fotografica, che restituisce la percezione di quanto accade nel tessuto esistenziale a lui contemporaneo è dedicata la mostra “HENRI CARTIER BRESSON FOTOGRAFO” in corso alla Galleria d’arte moderna di Palermo fino al 25 febbraio 2018. Curata da Denis Curti, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo e organizzata da Civita in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson e Magnum Photos Parigi, la mostra rappresenta un’occasione per immergersi nel mondo del grande Maestro per scoprire il carico di ricchezza di ogni sua immagine, testimonianza di un uomo consapevole, dal lucido pensiero, attento alla realtà storica e sociologica.  L’esposizione invita ad approfondire il suo modus operandi volto a raccontare la società del uso tempo dai fatti legati alla guerra restituiti con spessore realistico talora duro e forte, agli aspetti più spensierati degli anni Sessanta espressi con poesia ed emotività. Seguendo il percorso si passa da un Bresson fotografo vicino al movimento Surrealista intorno agli anni Trenta al militante documentarista della Guerra civile spagnola e della Seconda guerra mondiale durante la quale è prigioniero dei nazisti da cui riesce a fuggire. Alcuni di questi momenti sono documentati come ad esempio la liberazione di Parigi nel 1945. Si prosegue poi con il Bresson reporter degli anni Cinquanta e Sessanta, fino agli anni Settanta dove emerge l’aspetto più intimista della sua arte. Intense e  avvolgenti sono le immagini legate ai viaggi lungo le aree più affascinanti del Pianeta tra cui Cina, Stati Uniti, Giappone; senza dimenticare l’Italia dove tra il 1950 e il 1970 compie numerosi viaggi toccando anche la Sardegna e Ischia. Le foto in mostra oltre ad essere testimonianza di un documento di storia, sono riflesso di emozioni legate agli universi più intimi e famigliari. Le opere in mostra tra cui “Place de l’Europe, Stazione Saint Lazare, Parigi” e “Alicante” conducono entro un viaggio dove è svelata l’evoluzione del suo cammino artistico e la storia del Ventesimo Secolo attraverso uno sguardo attento e partecipe che ha saputo restituire il fascino della splendida Ischia, immortalata durante gli spostamenti in Italia negli anni Cinquanta.

Silvana Lazzarino

 

HENRI CARTIER-BRESSON. FOTOGRAFO

a cura di Denis Curti

Galleria d’Arte Moderna

Via Sant’Anna 21 PALERMO

Fino al 25 Febbraio 2018

Informazioni: 091.8431605, Email: info@gampalermo.it.

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Le comete nell’appuntamento con il Planetario di Roma

Le comete  si mostrano in clima natalizio.

A caccia delle comete gli astri chiomati

 

Tra i corpi celesti più affascinanti, le comete il cui diametro varia da qualche chilometro a decine di chilometri, presentano un nucleo roccioso avvolto da gas ghiacciati di diverso genere compreso il vapore acqueo. Questo fa sì che ogni qualvolta si avvicinano al Sole una parte del ghiaccio di cui sono ricoperte inizia a vaporizzare e i gas prodotti creano la classica chioma e la coda la cui lunghezza può superare quella della distanza della Terra dal Sole.

le comete A caccia delle Comete Roma Biblioteca Vaccheria Bardi 28 dicembre 2017 e 4 gennaio 2018
le comete
A caccia delle Comete
Roma Biblioteca Vaccheria Bardi 28 dicembre 2017 e 4 gennaio 2018

La loro durata dipende dalla consistenza della forza gravitazionale di qualche pianeta gigante e del sole. Esse possono essere periodiche di breve periodo che presentano un periodo orbitale inferiore a 200 anni derivanti dalla Fascia di Edgeworth-Kuiper e altre con periodo orbitale che supera i 220 anni provenienti probabilmente dalla Nube di Oort. Quelle non periodiche mostrano un’orbita non ellittica, e sono destinate a perdersi dopo un passaggio al perielio all’esterno del Sistema Solare non tornando più

In pieno clima natalizio non poteva mancare l’appuntamento con il Planetario di Roma Capitale e con i suoi astronomi fissato nei giorni 28 dicembre 2017 e 4 gennaio 2018 presso la Biblioteca Capitolina “Vaccheria Nardi” a Roma dove si potrà ripercorrere un viaggio straordinario alla scoperta degli astri chiomati tra le stelle, ispirati dal simbolo celeste delle festività correnti. Durante questi incontri, promossi da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, verrà raccontata la storia della cometa attraverso i secoli, e grazie all’occhio altamente tecnologico del Virtual Telescope pilotato in diretta si potrà esplorare il cielo ed ammirare gli astri chiomati che si celano nel firmamento di questo inverno (28 dicembre ore 19.30).

Il dottor Stellarium (interpretato da Gabriele Catanzaro) beniamino delle bambine e dei bambini del Planetario di Roma, guiderà dal vero a caccia di comete attraverso pianeti, satelliti e asteroidi fino ai confini del sistema solare per poi arrivare a scoprire cosa siano e come evolvono e dove vanno a finire gli astri chiomati che in questo periodo dell’anno addobbano alberi e presepi in giro per il mondo.

Saranno ricalcate le orme degli antichi astronomi (chiamati re magi) che, forse, più di 2000 anni fa inseguirono uno di questi astri chiomati imparando ad utilizzare alcuni dei loro antichi strumenti di osservazione (4 gennaio ore 17.00).

Silvana Lazzarino

 

A caccia delle comete

Biblioteca Vaccheria Nardi,

Via Grotta di Gregna, 37, Roma.

28 Dicembre ore 19.30

4 gennaio 2018 ore 17.00

www.bibliotu.it/biblioteca/vaccherianardi

 

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Accademia Tiberina: cerimonia al Grand Hotel Parco dei Principi Roma

ACCADEMIA TIBERINA: GRANDE CERIMONIA PER L’APERTURA DEL 204° ANNO DELLA FONDAZIONE DELL’ACCADEMIA già Pontificia

 

Grande successo per la celebrazione del 204° anno Accademico dell‘Accademia Tiberina e il 63° della Unione della Unione della Legion d’Oro che si è svolta con successo lo scorso 16 dicembre, nella splendida cornice del Grand Hotel Parco dei Principi in Roma.

Accademia Tiberina Cerimonia al Grand Hotel Parco de' Principi
Accademia Tiberina Cerimonia al Grand Hotel Parco de’ Principi

Un appuntamento importante che ha visto la consegna a noti personaggi della moda, della medicina, delle forze dell’Ordine, della società civile e dello spettacolo, dei diplomi accademici e degli attestati di benemerenza. L’evento ha altresì ospitato alcuni importanti momenti quali la firma dell’accordo di programma tra l’università Politecnico di Bucarest e l’Associazione Nazionale Scuola Italiana -ANSI siglato dal Presidente del Senato UPB Senatrice Ecaterina Andronescu  e dal Presidente nazionale Ansi Dr Raffaele Bonanni.

Grande attenzione anche per l’istituzione di un premio internazionale che nel futuro si rivolge a quanti tra uomini e donne si distingueranno nel divulgare a livello mondiale i valori storici umanistici e culturali della romanità. Importante novità, annunciata nella fastosa cena di gala, è stata la volontà di trasformare in breve tempo l’Associazione Accademia Tiberina già pontificia in “Fondazione”, così da garantire negli anni a venire la tutela dell’ingente patrimonio storico e culturale dell’Accademia.

Accademia Tiberina Cerimonia al Grand Hotel Parco de' Principi di Roma
Accademia Tiberina Cerimonia al Grand Hotel Parco de’ Principi di Roma

Durante la cena di gala si sono esibiti con grande valore e apprezzamento neo accademici, i quali hanno allietato la serata con momenti di alta lirica e musica classica.

Molti i personaggi insigni che hanno preso parte a questa solenne apertura dell’Anno Accademico tra cui citiamo: il Cavaliere Franco Antonio Pinardi, il  luogotenente cariche speciali Arma dei Carabinieri  criminologo Dr Francesco Caccetta, Mirella Seccagieno della polizia municipale e responsabile International Police Asociation IPA,  la senatrice Ecaterina Andronescu, Robert Raducescu esperto in relazioni internazionali e il Maestro Franco Battaglia Moda Fashion e Model Manager.

Per visualizzare le foto dell’evento è possibile visitare il sito dell’Accademia all’indirizzo internet www.accademiatiberina.it

 

Silvana Lazzarino

 

CERIMONIA PER L’APERTURA DEL 204° ANNO

DELLA FONDAZIONE DELL’ACCADEMIA TIBERINA

Grand Hotel Parco dei Principi in Roma

16 dicembre 2017

 

Ufficio Stampa

 Associazione Culturale L’Occhio dell’Arte

Presidente la Dott.ssa Lisa Bernardini

347-1488234

 

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