SERGIO BAN ALLA PALAZZINA O.N.M.I.

SERGIO BAN ALLA PALAZZINA O.N.M.I.

Duplice apertura al pubblico a Latina

Con la particolare mostra dedicata all’artista Sergio Ban si inaugura il 9 ottobre l’apertura dello spazio della Palazzina O.N.M.I. di Latina.
L’evento, curato dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le Province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo con la fattiva e preziosa collaborazione dell’Associazione intitolata all’artista, seleziona significative opere di Ban, autore geniale ed eclettico, riconducibile per contesto sia allo spazio territoriale in cui ha vissuto e operato sia allo spazio temporale per il nesso con la contemporaneità.

La palazzina, edificata nel dicembre 1932 e progettata dall’Arch. Oriolo Frezzotti, è stata sede dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia per l’assistenza alle partorienti ed ai primi nati dell’agro pontino bonificato. La mostra trova il suo spazio nell’elegante sala circolare del piano terra

Sergio Ban nasce a Fiume il 22 giugno del 1948, soffre ancora bambino, nei primi Anni Cinquanta, l’esodo dei 15.000 Istriani nel Lazio; di complessa e poliedrica formazione, apprende la tecnica della scultura su legno e ceramica, si interessa di oreficeria, condivide il mestiere del padre Giovanni, ebanista, si diploma in scenografia .presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma. Si dedica inoltre all’esperienza dell’incisione calcografica, e nel corso degli anni Settanta collabora con gruppi di teatro sperimentale, impostando contestualmente una ricerca plastica e pittorica. Tale ricerca lo conduce, nel corso del tempo, ad includere nel procedimento creativo l’ambiente come fatto estetico. L’artista, dialogando con i luoghi, disegna nuovi spazi. Le prime importanti esperienze espositive risalgono agli anni ’70; è del 1975 la partecipazione alla “X Quadriennale Nazionale d’Arte” di Roma.
Nel 1977 fonda, insieme a Massimo Pompeo e Alberto Serarcangeli, l’associazione di arti visive “Il Melograno” per realizzare corsi di pittura, incisione, scultura e ceramica: la prima di una lunga serie di esperienze didattiche che hanno lasciato un profondo segno nel tessuto pontino.
Sue opere sono oggi conservate presso importanti collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero; alcune di esse di grandi dimensioni sono inserite in significativi contesti architettonici nazionali. Il multiforme maestro si è spento a Sermoneta il 2 giugno di cinque anni fa.
Mostra a cura di Fiorenzo Bandirali e Fabio D’Achille
Latina, Palazzina O.N.M.I. 9 ottobre-7 novembre 2015

Soprintendente Agostino Bureca
Responsabile Ufficio Stampa Antonella D’Ambrosio
Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo
tel. +39 06 69674232
fax. +39 06 69674210
cell. +39 334 6897410
email: antonella.dambrosio@beniculturali.it
sbsae-laz.ufficiostampa@beniculturali.it
Redattore: ANTONELLA D’AMBROSIO
Informazioni Evento:

Data Inizio: 09 ottobre 2015
Data Fine: 07 novembre 2015
Costo del biglietto: gratuito
Prenotazione:Nessuna
Luogo: Latina, PALAZZINA O.N.M.I.
Orario: lun-ven 9,30-15,30 sab 15,00-18,00Domenica 10-13
Telefono: 06 67233000
Fax: 06 69941234
E-mail: sbeap-laz@beniculturali.it mbac-sbeap-laz@mailcert.beniculturali.it
Sito web: http:// http://www.sbap-lazio.beniculturali.it/

Dove:

PALAZZINA O.N.M.I.
Città: Latina
Indirizzo: piazza Celli, 1
Provincia: LT
Regione: Lazio

Sergio Ban

 

EXPO Bruno 3

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La polemica di Gwyneth Paltrow sulle paghe destinate alle donne attrici

L’accusa di Gwyneth Paltrow contro il diverso trattamento economico che Hollywood riserva alle donne rispetto agli uomini.

“Il salario – ha dichiarato alla testata “Variety” – è il modo con cui si quantifica ciò che vali. Se gli uomini prendono molto di più per fare la stessa cosa, allora è disgustoso”.

E prendendo come esempio la differenza di paga con il coprotagonista in Iron Man Robert Downey Jr, ha aggiunto:

“Nessuno vale quanto Robert, ma se dicessi la differenza, sorprenderebbe tutti”.

 

Fonte: Ansa

Ischia, ultimo atto – Alberto Liguoro

Ischia, ultimo atto

Settembre 2009

CHI L’AVREBBE MAI DETTO…

che nei primi anni del XXI secolo, nonché 3° millennio, in Italia si sarebbe instaurato un regime autoritario?

Il sottotitolo di questo pezzo potrebbe essere l’ANOMALIA DELL’ITALIA.

Vanno fatte delle premesse.

Bisogna partire, secondo me, da quella che definirei una “Convenzione Occidentale”.

Voglio dire che non si tratta, qui, di nulla di trascendentale, solo umane valutazioni e propensioni, la perfezione è in mente Dei.

Mi spiego meglio: oggi come oggi è assodato e inoppugnabilmente accettato, in Italia e nei Paesi omologhi (non voglio tirarla tanto per le lunghe, diciamo: altri Paesi Europei, America, attuale Russia, Giappone ecc.) che il miglior sistema politico è la DEMOCRAZIA.

Su questo punto credo proprio che nessuno oserebbe mai, neanche in senso teorico, tornare indietro.

Bisogna tuttavia rilevare che il concetto di Democrazia non è al riparo da qualsiasi attacco di fondo, come, invece, sono, ad esempio, la sfericità della Terra o il suo movimento intorno al Sole (una volta oggetto di disconoscimento e aspra avversione). Esso è solo “convenzionalmente” indiscusso; appunto una “Convenzione Occidentale”.

Gli stessi principi della Rivoluzione Francese si risolvono, in fin dei conti, in una “Convenzione”; una delle più grandi, se non la più grande dei tempi moderni (perché l’antichità ha già conosciuto i grandi padri della democrazia greci), ma nulla di più, come è dimostrato dal fatto che essa non trova accettazione, ancora oggi, in gran parte del Mondo; si consideri inoltre, che i grandi teorici usciti dalla rivoluzione si guardarono bene dall’applicare i principi di libertà e giustizia, per non parlare di fraternità, alle colonie francesi, che restarono soggette alla madrepatria, e così via.

Detto questo, va da sé, peraltro, che non si può più assolutamente e definitivamente immaginare oggi, in nessuno dei suddetti Paesi, una Dittatura alla Pinochet, per intenderci, o come ai tempi della Grecia dei Colonnelli, per non parlare, poi, del vetusto Fascismo Mussoliniano.

In nessuno di questi Paesi, quindi, varrebbe più l’eventuale argomentazione autoreferenziale di chi governa, secondo cui non potrebbe assolutamente parlarsi di più o meno strisciante o più o meno “pseudo” dittatura, laddove non vi sono desaparecidos, non vi sono torture ecc. perché questo è un dato di fatto semplicemente scontato.

In questi Paesi la differenza tra il Buon Governo e il Cattivo Governo è data dal tasso di Democrazia, cioè la quantità e qualità di Democrazia che si afferma.

C’è sempre una questione di “tasso” in un assetto sistematico; ad esempio è notorio che il tasso di autoritarismo era maggiore nel Nazismo che non nel Fascismo propriamente inteso, parimenti è del tutto ovvio che può esserci un più o meno elevato tasso di Democrazia, e varie gradazioni della stessa.

Per quanto possa sembrare un paradosso la pubblicabilità stessa di questo articolo dipende dal livello di Democrazia attualmente riscontrabile nel nostro Paese.

E’ giunto quindi il momento di effettuare alcune valutazioni:

Quando può dirsi che in un Paese dell’”area occidentale” (usiamo anche convenzionalmente questo termine) c’è un Regime Autoritario?

La risposta, alla luce delle premesse è semplice: quando il tasso di Democrazia è estremamente compresso e frustrato.

Possiamo noi dire che in Italia si è affermato un regime autoritario?

Possiamo dire che tanto accade in Italia con caratteristiche non presenti in alcun altro Paese omologo, e assolutamente singolari, per cui può parlarsi di una ANOMALIA del nostro Paese rispetto ad altri?

Rifuggo sempre con sospetto dalle certezze e dallo sputare sentenze. Dico solo che abbiamo notevoli indizi in tal senso che meriterebbero di essere maggiormente tenuti presente e analizzati:

1 – Chi è leader del Governo non interpella gli altri membri del Governo sulle strategie da seguire, sulla politica interna, sulle riforme, sui rapporti con i Paesi esteri, ma è, viceversa, la compagine governativa ad interpellare il suo leader sulle sue scelte e decisioni per poi applicarle abbastanza pedissequamente.

Altrettanto chi è leader del Partito (nel nostro caso peraltro le due funzioni si cumulano) non interpella i quadri, la struttura ecc. sull’organizzazione, le alleanze, le posizioni da assumere sulle questioni che si presentano ecc. ma, anche qui, il Partito pende, per così dire, dalle labbra del capo.

2 – Gli alleati politici, salvo qua e là esplosioni di nervi, sono d’accordo su tutto a monte, senza dibattito o confronto alcuno, il che getta sinistre luci sulla trasparenza delle alleanze stesse.

3 – I rapporti con gli avversari politici non sono in termini di valutazione di merito dei rispettivi orientamenti, ma in termini di legittimità degli stessi. In altre parole le determinazioni caratterizzanti la conduzione politica del Paese, non derivano da una sintesi di tesi ed antitesi che si confrontano, ma da una imposizione di uno schieramento sull’altro o sugli altri, giustificato, appunto, dalla delegittimazione degli altri. Situazione questa che non ha termini di paragone in altri Paesi (parliamo sempre di quelli considerati) dove il merito è sempre contrastato – come è giusto che sia nell’interesse dei cittadini – ma la legittimità dell’opposizione è fuori discussione.

4 – L’alternanza (questo poi deriva anche come corollario), comunemente riconosciuta come fisiologica in un sistema democratico dove, schematicamente, ci sono periodi di progressismo e conquista di nuovi spazi e obiettivi e periodi di conservatorismo, cioè rafforzamento e stabilizzazione di quanto acquisito, viene invece da noi vissuta come un pericolo. Chi governa vorrebbe farlo in aeternum. Anche nella terminologia adottata in varie sedi, tutto questo traspare; ad esempio qui non si dice “conservatori” e “progressisti” o “laburisti”, ma “reazionari” e “comunisti” o “marxisti” in senso dispregiativo ed estremista. La periodica esposizione alla possibilità di cambiamenti, attraverso le elezioni, è quindi vissuta con fastidio ed un sottile senso di rabbia.

Ne deriva che, allo scoccare del ricambio (prima o poi), mentre altrove la parola d’ordine è “manteniamo tutto quello che è stato fatto e cerchiamo di migliorarlo”, da noi è “distruggiamo tutto quello che è stato fatto (salvo qualcosina per convenienza) e cambiamo tutto il resto” con gli evidenti disagi ed enormi spese per i cittadini, nonché contribuenti.

5 – La politica intesa come governo della “polis” è scomparsa, sostituita dalla imposizione e prevaricazione in tutti i campi; basta vedere le gazzarre in Parlamento e in TV.

Non vi è più alcun rispetto per il popolo al quale poi appartiene la sovranità democratica, trattato come una tifoseria ultrà nella migliore delle ipotesi, una accozzaglia di sudditi cialtroni nella peggiore (ma non la meno frequente).

6 – La dialettica politica come rissa e la posizione individuale degli esponenti politici nella conduzione del Paese, come affare strettamente personale, sono avallate dai mass media: affermazioni come “faccio il parlamentare per non essere arrestato” sono inammissibili, non occorre neanche dire perché, ma i giornali le giustificano pur nella diversità e contrapposizione dei commenti; un titolo come, più o meno “Berlusconi butterà a mare tutti i suoi collaboratori pirla appena rientrerà a Milano” è degno di un Paese bokassiano. E’ elementare che i collaboratori “pirla” o sono rappresentati del popolo e allora non tocca al “capo” buttarli a mare, o sono “colonnelli” del capo, allora non meritano un titolo in prima pagina; lasciamo perdere le donne nei posti di potere “in posizione orizzontale”; lasciamo perdere le figliocce di papy usate più o meno come carte da cioccolatini, ma dove c’è gusto… e parliamo piuttosto della c.d. “casta”.

7 – La casta, o cricca, o cosca, o cupola che dir si voglia può permettersi di affermare che un Governatore condannato a 5 anni di reclusione per gravissimi reati, è sostanzialmente innocente perché una delle accuse (asseritamente la più importante) è risultata infondata; che un parlamentare condannato in appello a 7 anni di reclusione per gravissimi reati è stato, sostanzialmente, assolto perché in primo grado aveva beccato 9 anni; che una sostanziale donazione di un appartamento al centro di Roma è stata effettuata all’insaputa del donatario; che un’autorità che ha il compito di garantire la salvaguardia di uno degli importanti cardini della vita civile dai possibili condizionamenti di un’altra autorità, possa prendere, da quest’ultima, cazziatoni, senza che in questo ci sia nulla di anomalo o scandaloso.

Qui mi fermo, ma non finiscono qua i numeri; chi vuole può cimentarsi nel trovare (tanti) altri spunti.

Ecco da tutto questo, io ritengo, in perfetta buona fede, con pacatezza e dal mio punto di vista, di poter dedurre che in Italia oggi si sia insediato un Regime Autoritario, con le precisazioni premesse, che occupa tutti i posti di potere e di conduzione del Paese.

DI CHI E’ LA COLPA?

Questo è molto difficile da stabilire essendo assolutamente semplicistico e fuorviante far riferimento ad un padre padrone, portatore di interessi personali fortissimi in conflitto con quelli generali ecc.

Lasciamo stare le “colpe storiche” che ci porterebbero in un ginepraio dove tutti i gatti sono bigi, senza vie d’uscita.

Parliamo delle colpe attuali.

Anche qui occorre premettere che nessuno può dirsi portatore assoluto di argomentazioni esaurienti.

Per quanto mi riguarda, mi cimento unicamente nel porre sul piatto della discussione alcune riflessioni:

Chi detiene il potere certamente ritiene di essere nel giusto e di fare sempre la “cosa giusta”.

Quando ero in Magistratura, mi capitò di interrogare un reo confesso di aver assassinato la moglie presunta fedifraga. Io continuavo a dirgli “ma si rende conto di quello che ha fatto?” e lui continuava a rispondermi “mi rendo conto benissimo.” Io “ma lei ora sta qua in galera!” e lui “sì ma mia moglie sta sotto terra. E quella là deve stare.” Era felice. Questo per dire che non esiste un parametro assoluto per stabilire ciò che sia giusto o no.

Fare colpa a qualcuno di qualcosa che ritiene giusta è esattamente come fare un buco nell’acqua.

Diciamo chiaramente che la compagine governativa e di potere (ristretta) si basa su un elettorato ampiamente maggioritario.

E’ d’uopo, allora, rivolgere una rapida occhiata al Paese.

Il nostro è un Paese che è l’esatto contrario, stando alle inerenti statistiche, del Paese quale definito, nel loro film, dai fratelli Coen. Il nostro “è un Paese di vecchi”. C’è poco da dire, è così; quindi tendenzialmente portato verso la sicurezza che un Regime garantisce, piuttosto che verso l’evoluzione della società, con i connessi rischi; piuttosto arroccato su piccole posizioni da conservare piuttosto che interessato a sfidare il futuro; ed è molto forte e ricco di argomentazioni nel sottoscrivere tutto ciò. La parte giovane, vitale, vivace, piena di volontà, spirito costruttivo e creativo, intelligenza, quando non fugge all’Estero, è messa in disparte, non ha consistenza, non ha appoggi, in definitiva non ha forza alcuna.

La presenza del Vaticano in Italia ha il suo peso.

Il Vaticano è una potente macchina elettorale attraverso il passaparola derivante dalla sua funzione di cura d’anime. Ebbene appoggerà sempre il Regime perché gli dà maggiori garanzie di controllo sulle famiglie, che costituiscono la colonna portante del suo potere.

Ma che c’entra tutto questo con la Democrazia?

Lo Stato ha da essere assolutamente LAICO, lo dico da Cattolico praticante (sia pure con mie caratteristiche). La minima ingerenza confessionale andrebbe fermamente e consistentemente respinta proprio in funzione di un futuro democratico che permetterebbe una vita degna di essere vissuta tanto ai cittadini in genere, quanto ai fedeli.

La c.d. “Opposizione” in senso generico, attualmente la Sinistra (ma a posizioni ribaltate e alla luce degli eventi conosciuti cambierebbe poi molto la situazione?), che fa in tutto questo? Io direi… lasciamo perdere,và.

COME SE NE ESCE?

O meglio se tutto quello che si è detto corrispondesse a verità; se gli indizi messi in evidenza fossero davvero probanti; se davvero dovessimo concludere che oggi in Italia, detiene il potere un Regime Autoritario, come uscirne?

Se la domanda di prima era difficile, questa è addirittura impossibile, diciamo.

Anche qui dico qualcosa, lasciando aperta la discussione a 360 gradi, anche sul merito della questione. Magari qualcuno ha gli argomenti giusti per dimostrare che la libertà, il benessere e la giustizia oggi trionfano in Italia.

Questo è il bello della discussione, il bello di (poter) pensare con la propria testa e confrontarsi.

Secondo me, comunque la si veda, la “situazione Italia” non è che si possa risolvere e possa trovare grandi e soddisfacenti approdi dall’oggi al domani. Ci vuole tempo…

Sono cose di cui si parla con amici, conoscenti, sui posti di lavoro, con argomentazioni che, al momento, più che altro lasciano più o meno il tempo che trovano.

Una volta appunto, si diceva, così, tra amici:

La VECCHIA generazione è stata quella “maledetta” della guerra; NOI siamo la generazione “maledetta” del dopoguerra, i nostri FIGLI sono stati rovinati da noi…

Se fosse così dovremmo puntare tutto sulla IV e V generazione: gli adolescenti e i bambini di oggi;

il futuro: i giovani e i quarantenni di domani.

E’ necessario, appunto, molto tempo: VENTI, TRENTA ANNI ma bisogna lavorarci sodo: partire dalle scuole, l’istruzione, almeno quella di base è certamente importantissima; e poi ampliare la cultura, invogliare verso la cultura, nella quale sono compresi anche i principi della Democrazia. Non lasciare mai nulla di intentato. Se c’è un giovane, o giovani che tendono a defilarsi, che magari si lasciano attrarre da falsi miti, lottare, lottare e lottare per recuperarli a se stessi, alla loro gioventù, alla loro dignità.

Che le generazioni che “hanno perso” (Gaber docet) aiutino almeno le nuove a VINCERE.

Alberto Liguoro

Alberto-Liguoro-e-Antonio-Mencarini

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Considerazioni di Bruno Mancini

Nella mia convinzione di diligente studente prima e poi di cittadino orgoglioso di vivere in una nazione capace di chiudere la porta all’autoritarismo fascista mediante la Carta Costituzionale, e anche abile a non cedere il potere ai gruppi politici che avevano distorto il complesso dettato economico sociale proposto dal pensiero di Carlo Mark in tutti i paesi in cui governavano, in tanti anni quindi di vita per lo più pubblica avevo sempre inteso la parola DEMOCRAZIA come abbreviazione e sinonimo di GOVERNO DA PARTE DEL POPOLO in totale antitesi con la parola MONARCHIA (la quale a mio parere, allo scopo di far emergere una più corretta correlazione lessicale tra il termine e la realtà storica espressa, andrebbe riscritta in CASTARCHIA) non assegnando alcun valore al sistema (elettorale, assembleare, rappresentativo ecc.) utilizzato per la sua completa realizzazione.

Erano i tempi durante i quali uomini d’indiscusso livello culturale organizzavano forme di aggregazioni di comuni cittadini (i partiti) il cui obiettivo statutario era quello di presentare una rosa di candidati tra i quali il popolo potesse scegliere i suoi rappresentanti in parlamento.

Nessuno può legittimamente mettere in discussione che gli Eletti -dopo aver soddisfatto i propri interessi personali!- non fossero pronti ad intervenire secondo le richieste generali dei propri elettori.

Democrazia a macchia di leopardo secondo la relazione bianco o nera instaurata tra i due soggetti elettore – eletto.

Democrazia migliorabile in vari modi:

1) L’istituzione di un albo nazionale “Politici” per il cui accesso fosse previsto (parlo al passato in quanto oggi la situazione è irrecuperabile) un percorso di scolarizzazione a livello universitario relativo ai vari settori attinenti la gestione della “cosa pubblica”, e penso alle competenze amministrative, così come quelle giuridiche e sociali, e penso alle capacità gestionali di persone e di beni, alle dottrine di diritto internazionale e via dicendo… e m’indigno ancora oggi paragonando tutti gli obblighi ai quali mi ha sottoposto e mi continua a sottoporre lo Stato italiano per consentirmi di svolgere l’attività di OSTE -quindi addetto alla gestione unicamente dei miei beni- (titolo di studio – antimafia – casellario giudiziario – qualifica professionale acquisita mediante superamenti di esami su materie legislative merceologiche ecc.. – certificati sanitari.. e ti evito la noia di seguirmi in quella che è una lista quasi infinita) al confronto con ciò viene ancora OGGI ritenuto l’unico titolo valido per amministrare. ad esempio, la Regione Lombardia che forse, chiedo perdono se sbaglio, è l’Azienda con il maggiore fatturato e numero di addetti e di…. clienti-sudditi di tutta Italia, ossia parlo della “TESSERA ELETTORALE”!!

Unico requisito necessario per diventare CAPO… POLITICO

Affinché il mio pensiero “sociale” sia chiaro devo precisare che l’accesso e la permanenza ai corsi relativi all’acquisizione dell’iscrizione nell’albo “Politici”, così come tutte le fasi di avvicinamento al titolo dovrebbero essere gestite nell’ambito UNICAMENTE di BORSE DI STUDIO proposte dagli istituti scolastici, valutati dai rettori delle università .. e controllate dalla magistratura.

Noi cittadini vorremmo poter scegliere di assegnare la gestione delle risorse economiche, derivanti dal nostro lavoro, a professionisti (non importa qui capire se di sinistra, di centro, di destra… di alto di medio o di basso ceto) provvisti di competenze documentate da un titolo di studio.

I successivi punti, già di per sé chiari nei titoli, li tratterò, forse, in momenti successivi altrimenti stanotte non riuscirò a giungere al nocciolo del mio pensiero

2) Trasparenza patrimoniale dei candidati

3) Conflitto d’interessi

4) Legislazione aggravante per i reati pubblici

5)…

N)…

Quel sistema a macchia di leopardo, in mancanza dei correttivi richiesti dal popolo sovrano, si è tramutato in un manto nero che impedisce qualsiasi partecipazione attiva del popolo alle decisioni della “CASTA”.

Per intenderci parlo di liste elettorali blindate a favore dei candidati scelti dal RE e privi d’investitura popolare, anche in ambito PD.

Già “CASTA” ____ “MONARCHIA”_____”CASTARCHIA”.

Noi oggi viviamo in un regime di “CASTARCHIA” dove l’uomo della provvidenza ha come solo certificato d’origine “DOC” quella tessera ricevuta dalla P2 di Licio Gelli.

L’italia non è un paese a conduzione democratica.

Ti abbraccio

Bruno Mancini

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Amos Nattini – Pittore di altri mondi

Amos Nattini – Pittore di altri mondi

Come incisore Nattini ha avuto momenti di vera celebrità, come quando il Duce volle la Divina Commedia illustrata dall’artista quale omaggio ufficiale al Fuhrer, considerando Dante e Nattini massimi esempi del genio italico.
Alle cento tavole per la Commedia Nattini aveva lavorato per più di vent’anni, dal 1915 al ’39, creando un capolavoro che ebbe risonanza mondiale.
Non era per altro la sua prima grande impresa, visto che appena diciannovenne, aveva illustrato, in uno stile liberty di sapore raffinato, le Canzoni delle Gesta d’Oltremare di Gabriele d’Annunzio con il quale entra presto in contatto.

Ora questa mostra, attraverso una cinquanta dipinti di cui diversi inediti, disegni, studi preparatori e una cospicua serie di apparati, racconta a tutto tondo un grande artista che, dopo anni di celebrità, dopo l’adesione al movimento partigiano e la cattura da parte della Gestapo, scelse di ritirarsi in un ex convento benedettino del parmense. Abbandonando Milano, il grande mondo, le committenze ufficiali, il giro di artisti e galleristi per dedicarsi ad una pittura del tutto intima, privata.
I suoi oli raccontano le tradizioni contadine, la quotidianità di vita nello scenario a volte aspro a volte dolce dell’Appennino Emiliano.
Il suo è un voluto, sentito, ritorno al classico, teso a privilegiare e valorizzare tradizioni, momenti, situazioni che rappresentavano l’attualità di una storia millenaria, quasi immutabile. “Sono diventato il pittore dell’Appennino, della gente che tira la vita coi denti, dei muli che zoccolano sui sentieri della montagna”, annota in quegli anni.

Negli stessi anni Nattini, su committenza di una nuova imprenditoria illuminata, realizza un filone di grandi tavole di ispirazione allegorico-mitologica in cui traslittera il mondo del lavoro e la ritualità delle moderne tecniche produttive.

Questa mostra riunisce per la prima volta la grande produzione di Nattini realizzata tra gli anni quaranta e sessanta, opere a carattere mitologico o a soggetto storico. Tra i grandi capolavori (alcuni grandi anche per le loro dimensioni fisiche), i due magnifici oli con cui Nattini ha celebrato una delle più celebrate imprese del Regime, lo svuotamento del Lago di Nemi dal cui fondale sono riemerse le celebri navi romane.
Sono opere in cui Nattini non descrive l’impresa in sé ma il suo valore simbolico, traslando in forme mitologiche “La bonifica agraria” e “L’energia idroelettrica”. Una altra opere imponente è “La battaglia di Fornovo” concessa delle Collezioni d’Arte di Cariparma. Ma sempre si salva dalle nebbie dell’astrazione.
Quel che lo salva, scrive Ojetti a proposito di Nattini, è proprio l’apparente contraddizione tra la sua spietata incisiva insistente conoscenza del corpo umano e il suo impeto lirico verso l’irreale”.

Accanto alle grandi opere rievocative o celebrative, i piccoli deliziosi quadri di scene d’ambiente. Dalle una e dagli altri emerge un Nattini fedele all’imperativo dell’equilibrio formale e dell’accuratezza tecnica, della tradizione, della classicità evitando la sperimentazione stilistica e rifugiandosi spesso nel mito e nella allegoria. Di qui la definizione di Nattini come “Pittore di altri mondi”.

Redattore: ANTONELLA CORONA
Data Inizio: 26 settembre 2015

Data Fine: 15 novembre 2015

Luogo: Parma, Palazzo della Pilotta
Orario: dal venerdì alla domenica: 10.00-13.00/15.30-18.30 Lunedì chiuso
E-mail: info@amicidellapilotta.it

Città: Parma

Indirizzo: Piazza della Pilotta
Provincia: PR
Regione: Emilia-Romagna

Amos Nattini - Pittore di altri mondi

AA.VV. Autori vari

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