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Tartarughe. Caterina Iacono: “se la vita inizia combattendo contro la risacca”

Questa storia meravigliosa, questo evento che ci fa felici, merita un racconto, vero, diretto, in prima persona.
Abbiamo chiesto a Caterina Piro di raccontarci la sua storia. Queste 48 ore, più o meno, di guardia alle tartarughine di San Montano. Alle tre meno un quarto, più o meno, ci arrivata la segnalazione di questa schiusa e, in particolare, ci avevano segnalato che erano nate due tartarughine sulla spiaggia di San Montano.

Una notizia che non ci ha colto di sorpresa. Da mesi stiamo portando avanti la nostra campagna “caretta caretta” e diffondiamo le regole di comportamento quando si vedono questi eventi. Abbiamo raggiunto velocemente San Montano e quando siamo arrivati, abbiamo già trovato il nido recintato, il Duca Camerini, i suoi bagnini. E’ stato bello sentire “se dobbiamo allargare l’area dedicata alle tartarughe non c’è problema”.
Quasi contemporaneamente sono arrivati anche i militari della Capitaneria di Porto e abbiamo delimitato con nastro e paletti tutta la zona.

Turni e partecipazione: che bella l’isola che si dà da fare

Abbiamo organizzato i turni e non c’era altro che aspettare. E’ così, resti fermo a guardare la sabbia sperando che si muova qualche granello e che un piccolo carapace nero faccia capolino. Tutti gli occhi puntati e, quando erano più o meno le 17.00, sono iniziate ad uscire delle testoline. Che emozione! Pensa che spettacolo che è la natura!
Bene, c’è stata questa schiusa e ne sono nate altre 12. Nel frattempo, la spiaggia si era riempita di persone e i bambini e, il perimetro del nido era pieno di curiosi che facevano fotografie e volevano essere partecipi di questo evento molto particolare. E’ stata una cosa molto vissuta da tutti.
Il sole era troppo alto e anche la temperatura era ancora calda quindi abbiamo deciso di mettere al sicuro questi 12 cuccioli e le abbiamo liberate in mara verso le 20 quando la temperatura era meno afosa e quando la spiaggia era più libera.

La lunga notte delle tartarughe

Abbiamo fatto una prima liberazione intorno alle 20.00 e ne abbiamo messe in mare, però, soltanto una parte, in quanto era ancora troppo giorno e c’era ancora troppa luce.
C’è stata poi una seconda schiusa ed è uscita fuori una ventina di tartarughe e, praticamente, è stato un crescendo, fino quasi a mezzanotte e abbiamo organizzato la messa in mare di queste tartarughe sia attraverso il corridoio che avevamo scavato sulla sabbia per agevolare l’arrivo al mare delle tartarughe. Ovviamente le abbiamo controllate a vista e toccandole sempre con i guanti e le abbiamo illuminate con una luce rossa perché la luce rossa a loro non dà fastidio. Una notte lunga. Abbiamo aspettato che loro piano piano si incamminano verso l’acqua e hanno preso tutti quante il largo.
Così, per curiosità abbiamo controllato il bagnasciuga e dopo un poì abbiamo visto che c’erano dei ritorni. Sul lato davanti al Negombo, alcune erano risalite perché attratte dalla luce.

60 cuccioli in un giorno

Abbiamo chiesto al Parco di spegnere tutte le luci possibili, anche in contemporanea di un matrimonio, e la collaborazione è stata massima. Rimessi in acqua anche questi piccolini sono erano tornati indietro.
Abbiamo organizzato una liberazione a luci spente e, mentre aspettavamo che finisse il matrimonio, sono schiuse altre tartarughine. Intorno all’una e mezza, più o meno, abbiamo fatto la seconda liberazione, sempre utilizzando il corridoio che avevamo scavato. In totale sono state 60 tartarughe nell’arco della giornata. Quelle che sono state messe in mare alle due, hanno preso tutte quante il largo e, visto che era molto buio, per guidarle verso il mare abbiamo usato uno stratagemma che si usa in questi casi. Con una luce bianca ho simulato la luce della luna sull’acqua. Loro hanno seguito il fascio di luce facevo verso il mare e quindi, come sempre, sono state attratte dalla luce della Luna, hanno preso tutte quante il largo.
Sembrava tutto finito e invece no.

Quella luce che faceva il verso alla luna…

Mentre sembrava tutto finito, mi sono accorta che una piccolina era tornata indietro e non riusciva a prendere il largo. Galleggiava sull’acqua ed era sbattuta dalla risacca. Sembrava morta e non si muoveva. L’ho presa, l’abbiamo tirata fuori dall’acqua e, veramente, temendo che fosse morta dopo un po’ l’abbiamo appoggiata sulla spiaggia e ha iniziato di muoversi di nuovo.
Stremata e stanca, stanchissima, e abbiamo aspettato un po’ che da sola riuscisse a muoversi e a prendere la strada del mare. In piena notte, però, abbiamo chiamato gli amici dell’Anton Dhorn. Si, erano le 3.30 ed era piena notte e non sapevamo come affrontare questa circostanza.
Lei era troppo debole e non riusciva a superare la risacca. Abbiamo preso il pattino, siamo usciti un po’ più fuori e, finalmente, anche lei ha preso il largo. Che dire, ci sono certe vite che iniziano con la battaglia contro la risacca…”

Mimmo Redattore Virtuale
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