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Espressionismo e potenza nel genio artistico di Bolivar

la mostra curata da massimo ielasi

Elena Mazzella | Un vero e proprio successo l’inaugurazione della retrospettiva avvenuta lo scorso sabato 25 giugno nelle sale di Villa Gingerò (visitabile fino al 25 luglio con ingresso libero) dedicata alle opere di Giuseppe Patalano, in arte Bolivar, tra i pittori isolani più originali, inquieti e vitali del dopoguerra.

“Sono un acquario, molti uomini di genio sono acquari. Mi ritengo discepolo della grande maestra natura”

Attraverso una selezione di dipinti selezionati con cura scrupolosa dal curatore della mostra Massimo Ielasi, si vuole ripercorrere la vicenda umana e l’intera evoluzione artistica dell’artista scomparso nel 1981 che cosi si definisce nella sua autobiografia: “Sono un acquario, molti uomini di genio sono acquari. Mi ritengo discepolo della grande maestra natura”.
Un’esposizione che si propone come scopo principale quello di far conoscere l’arte di Bolivar soprattutto alle nuove generazioni affinchè la traccia lasciata dai nostri artisti non venga lasciata in soffitta.

“Bolivar è stato un grandissimo pittore che solo l’insularità ha confinato in margini molto più stretti di quanto meritasse”- sottolinea Ielasi che continua – “La selezione dei lavori ripercorre tutta l’evoluzione personale, oltreché artistica, di uno dei talenti più potenti che abbia espresso il nostro territorio. Il suo nome è noto tra gli addetti lavori ma la mostra è dedicata soprattutto ai più giovani, a quelle generazioni che non ne conoscono la vitalità, il linguaggio e un vigore pittorico davvero fuori dal comune. Tutti i colleghi del suo tempo – continua con fervore il curatore – lo hanno amato. Così come quelli che sono venuti dopo. Aldo Pagliacci, suo contemporaneo, ne ha lodato l’arte in un mirabile scritto letto proprio il giorno dell’inaugurazione della mostra”. Massimo Ielasi, gallerista per passione (“espongo soprattutto per me stesso” ama spesso sottolineare) ha sempre avuto un occhio attento sull’arte isolana ed internazionale da oltre trent’anni e che ancora serba un sogno nel cassetto: “L’ambizione è quella di spingere i nostri amministratori a costituire un Museo civico dell’isola d’Ischia; senza questa realtà, la traccia lasciata dalla gran parte degli artisti locali finirà per scomparire”.
Ebbene, dopo il successo delle esposizioni dedicate, tra gli altri, a Michele “Peperone” Petroni e Antonio Macrì sempre a Villa Gingerò, nel complesso museale di Villa Arbusto, diremmo che siamo sulla strada giusta, grazie all’appoggio e all’incoraggiamento dell’amministrazione comunale di Lacco Ameno.

“Questa mostra, la cui serata inaugurale è stata un vero successo, è l’omaggio a un grande artista isolano che ha saputo raccontare se stesso e il suo tempo con passione e un linguaggio personalissimo, ma non è solo un momento celebrativo» ha spiegato la vicesindaca Carla Tufano, assessore alla Cultura. «L’esposizione rappresenta un ulteriore passo che l’Amministrazione di Lacco Ameno compie per trovarsi pronta davanti alle sfide culturali e turistiche che attendono il territorio; un’opportunità di confronto e di stimolo di idee per costruire il futuro partendo dal suo passato, da ciò che siamo stati. E’ la filosofia che anima costantemente ogni progetto di rilancio del nostro paese, del Museo archeologico Pithecusae e di tutto il complesso di Villa Arbusto. Per questo vorrei ringraziare tutte le Istituzioni, le associazioni e le persone che hanno collaborato per la realizzazione della mostra, in particolare Massimo Ielasi, che ne è l’ideatore e il curatore, Bruno Macrì e Salvatore Basile per il prezioso apporto di competenza, entusiasmo e professionalità”.
La mostra “Bolivar espressionismo e potenza”, promossa dal Comune di Lacco Ameno, è avvenuta in collaborazione con il Circolo Georges Sadoul di Ischia, e rientra infatti all’interno di un progetto culturale che riporta il patrimonio artistico isolano all’attenzione del grande pubblico.

“Bolivar Patalano (1901- 1981) si definiva semplicemente un muratore ma era cresciuto in una famiglia di grandi stimoli culturali e sociali. Su suggerimento del grande poeta inglese Auden scrisse un’autobiografia che uscì postuma” scrive di lui Rosario De Laurentiis a nome del Circolo Georges Sadoul Ischia: “grazie a Massimo Ielasi per questa mostra dedicata ad uno dei protagonisti della splendida stagione culturale della Forio del dopoguerra. Bolivar era un pittore di grande forza espressiva, ma il motivo che me lo rende ancora più caro ha a che fare con le elezioni. Mi hanno raccontato che, quando nel suo seggio elettorale si procedeva allo spoglio dei voti, lui era presente finchè non veniva registrato il voto repubblicano che – solo lui – aveva espresso” ricorda De Laurentiis che continua: ”Bolivar è un’impressionante personalità di pittore, acuto osservatore del carattere, poetico e violento interprete della sua isola” scriveva Renato Guttuso.
Il padre, Luigi Patalano, era un giornalista e scrittore che avviò la costruzione di quella che sarebbe diventata “la Colombaia”, la villa dove sarebbe venuto ad abitare Luchino Visconti e che ne conserva la tomba. Del padre Bolivar ricordava che era “Repubblicano, mazziniano, anticlericale. Amico di Carducci, Bovio, Imbriani”.
Dopo una lunga permanenza all’estero, il pittore Bolivar fece ritorno a Forio (estradato dagli Stati Uniti) ed iniziò a dipingere dedicandosi prima all’astrattismo e poi, su consiglio della pittrice svizzera Lelò Fiaux (recentemente ricordata con una mostra nella stessa Villa Arbusto), si dedicò ai ritratti.

L’immagine che correda la locandina raffigura il Prof. Cristofaro Mennella, uno dei padri della climatologia italiana, che più volte ci fece l’onore di assistere agli incontri organizzati dal Circolo Sadoul”.Ben trenta i dipinti in esposizione che raccontano l’intera parabola dell’artista: dai primi quadri astratti ai paesaggi dai colori scuri e minacciosi e in seguito più chiari e accesi, fino ai celebri ritratti “psicologici” (come amava definirli l’autore): solitamente brutali, grotteschi, senza alcuna retorica ma efficaci nel cogliere l’essenza intima e segreta del soggetto anche quando deformato in maniera drammatica.
Opere grumose dalla tecnica materica e gestuale, tasselli di una personalità tormentata ma vitalissima, preziose finestre di un mondo interiore ricchissimo che si aprono allo sguardo del visitatore.
Si racconta che a Lugano, tanto era lo stupore per quei ritratti “fra il diabolico e l’estatico inafferrabile” (cit.), la gente facesse la fila al cavalletto di “Bolivar” come alla porta dello psicanalista. Lo stesso poeta W.H.Auden, in un’intervista di E. Settanni così lo definisce: “Ho trovato il tempo di posare ad un ritratto del pittore Bolivar Patalano che reputo il miglior ritrattista del posto. Egli mi ha rubato non più di dieci minuti di posa ed ha fatto un ritratto che mi piace molto e che mi raffigura a perfezione”.
Negli anni successivi, Giuseppe Patalano è stato paragonato a Rembrandt, Cezanne e pure a Van Gogh. Astrattista, impressionista, espressionista, le definizioni che lo hanno riguardato, alle quali però l’uomo ha sempre opposto una semplice constatazione, figlia della familiarità con le antiche maestranze dell’isola d’Ischia: “io sono un muratore“.
Ma queste dediche, che abbiamo estratto delle recensioni pubblicate nel bel libro “Artisti dell’isola d’Ischia” a cura di Massimo Ielasi, e che qui vi riproponiamo, dicono tutt’altro:
“Un volto in apparenza ti sorride; poi, fissandolo, quel sorriso si traforma in un ghigno, si dilata e ti lascia sospeso a mezzo fra il diabolico e l’estatico inafferrabile”. (Ettore Settanni)
“La sua è pittura dal di dentro. […] Le sue facce sono solchi nella terra. […] I suoi ritratti sono allucinanti, crudeli, grotteschi, brutali (…) è un mediterraneo ingenuo, senza retorica, nato dalla sua scuola: quella di non averne frequentata nessuna e di avere fondato la sua”. (Manlio Miserocchi)
“T’accosti ed ogni dipinto ti scruta e t’arresta con gli occhi brucianti, fondi di nero, (…) solo a dipingere ancora con quel suo modo divisionista d’espressionismo dolente”. (Ercole Camurani)
Ci fu una persona speciale cui Bolivar dedicò la maggior parte delle sue opere: Maria Maddalena, tenace donna di Panza, frazione contadina di Forio, che lo seguì negli anni della sua maturità, accudendolo amorevolmente e proteggendolo dai suoi stessi incubi. “Maddalena di Panza vide la mia solitudine. Dal 1954 mi venne in aiuto, mi salvò quando gli altri mi volevano male. Mi difese, fu la mia donna, la mia compagna, sorella e madre… A Maddalena ho fatto molti ritratti. Ogni ritratto è una poesia. Ora mi muore. Queste alcune delle commoventi parole che le dedica, oltre ai tanti ritratti in cui le immortala l’anima.

Tutti i ritratti di Bolivar hanno un unico filo conduttore che parte dagli occhi: è da essi, sempre ritratti diversi l’uno dall’altro (a simboleggiare forse l’eterno conflitto che anima l’essere umano) che lo spettatore parte per un lungo viaggio nei meandri dell’anima. Egli stesso scrive: “Ragazze di Cambridge si sono messe a piangere. Avevano voglia di piangere da tanto tempo e non sapevano come fare. Siamo uomini, dobbiamo piangere”.
Forse sarà perché è vero che ha mischiato le sue lacrime alla sua pittura, che ammirando queste sue opere, vera e propria ricchezza artistica, ci sembra davvero di fare una seduta dallo psicanalista.

Mimmo Redattore Virtuale
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