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Con Denis Trani e Alessandra Benini a spasso nella STORIAE

Domenica 12 Giugno 2022, STORIÆ, archeologia e narrazioni, Denis TRANI (Ingegnere, guida ambientale e guida escursionistica AIGAE dal 2017) ha avviato questa seconda giornata del Festival accompagnando gli ospiti dai borghi alti di Marecoppe (la parte alta dell’Isola, tra Serrara Fontana e Barano) fino al borgo marinaro situato in Sant’Angelo, per vivere una incursione melodica nel suo aspetto interpretativo attraverso canti popolari ripresi e musicati. Il repertorio musicale scelto ha trattato storie locali, racconti di mare, detti e tradizioni. Tra una canzone e un’altra gli ospiti hanno ascoltato aneddoti, leggende, e storie locali, apprezzando nel contempo la natura e le suggestioni paesaggistiche, senza tralasciare l’aspetto geologico-ambientale. Il percorso è iniziato da Piazza Pietro Paolo Iacono nel Comune di Serrara Fontana dove è possibile ammirare buona parte del settore sud dell’isola. Questa porzione di Ischia in passato è stata molto colpita dagli attacchi pirateschi in quanto rivolta verso mare aperto. Difatti guardando il promontorio di Sant’Angelo si possono osservare i ruderi di un’antica torre di avvistamento. Il percorso si snoda attraverso le antiche mulattiere dei borghi di Serrara e Sant’Angelo dove tra un edificio e un altro spunteranno fuori i variopinti tufi che caratterizzano questo settore dell’isola. Attraverso l’antico sentiero di via Andrea Mattera il gruppo è giunto ad un bivio.

Dopo aver scrutato nuovamente il panorama riconoscendo alcune strutture vulcaniche, gli odori e la vista percepiranno che la stagione estiva è ormai alle porte, anzi, è già arrivata in questi luoghi. Imboccata via Sant’Angelo e attraverso una scalinata si giunge nel punto più alto del suggestivo borgo di Sant’Angelo, sempre nello stesso comune. Da qui girando a sinistra per via Petrelle, si arriva alla spiaggia dei Maronti, la più estesa del territorio isolano, situata in parte nel comune di Serrara Fontana e in parte nel comune di Barano. In questa zona l’attività vulcanica secondaria dell’isola è estremamente evidente con la caldissima spiaggia delle “Fumarole” collocata proprio in corrispondenza di una faglia.

Denis Trani, durante il lungo tragitto in discesa, ha musicato diversi canti della tradizione popolare ischitana, procidana e napoletana, canzoni che si sono mischiate ed amalgamate nei secoli, come “’O matrimonio d’o guarracino”, caratteristica canzone popolare che parla di un pesce che si deve “inzurare”, trovare moglie, attorno alla quale si sviluppa una storia di felicità, tradimenti “curnut ‘e mazziat”, fidanzamenti e partorienti che partoriscono all’improvviso con un colpo di paura. Questa tradizione del cantare-lavorando appartiene a centinaia di popoli, e il canto accompagnava ad esempio il raccolto, o la messa in secca del grano, o qualsiasi altra attività umana antica. La strada antica da Marecoppe è fatta di tufo inizialmente verde, poi a metà strada diventa giallo, e ciò testimonia, anche visivamente, le stratificazioni di esplosioni vulcaniche dell’antichità, che ad ogni pioggia, viene eroso internamente, essendo esso di tipo granuloso e friabile al tatto. Il gruppo ha avuto modo di osservare alcune piante spontanee come il trifoglio bituminoso, l’elicriso (o erba del curry) e il lentisco. La zona a ridosso del borgo di sant’Angelo mostra il Cratere delle Petrelle, e avvicinandosi verso la spiaggia adiacente alle fumarole, troviamo un boccapozzo di vapore ad alta temperatura, detto “Bocca di Tifeo”, la cui temperatura di emissione vaporosa supera i 100 gradi e sprofonda fino a 800 metri di profondità. Ad un chilometro e mezzo di profondità troviamo le faglie e la camera magmatica ed il vulcanesimo secondario opera quel particolare riscaldamento della sabbia, dentro la quale Denis ha cotto patate e uova, e dopo un bagno rifocillante, til viaggio di ritorno ha percorso via Petrelle giungendo nel borgo di Sant’Angelo e terminando l’escursione a Cava Grado, con una sensazione di ritrovata armonia con la natura ed immensa felicità

L’appuntamento del pomeriggio, alla Sala multimediale Aenaria in via San Giovan Giuseppe delle Croce, ha traversato le varie “Vie Liquide”, contributo dell’archeologa subacquea Alessandra BENINI: I temi dell’insularità e del Mediterraneo hanno costituito il nucleo della conferenza inaugurale del Festival, che si è snodata sui molteplici aspetti sul Mediterraneo: a partire dal crollo dell’impero Miceneo, Fenici, greci ed etruschi divennero i possessori di questo mare e ne fecero il loro punto di forza-commercio. In età romana la quantità di rotte marine era immensa e fino all’età di Augusto, i romani predilessero il trasporto via mare: le navi erano veloci, arrivavano fino a sei nodi: di conseguenza il mediterraneo divenne estremamente trafficato. L’aspetto umano, in questione, era un punto dolente per le popolazioni: viaggiare era scomodo e le navi non erano “turistiche” e le persone a bordo avevano circa un metro di coperta a disposizione. Sulle navi commerciali, oltre al trasporto persone, erano previsti carichi come anfore e ceramiche. Relativamente alle attrezzature di bordo, le navi dell’epoca romana possedevano tre-quattro ancore ed uno scandaglio di piombo per capire con quale fondale si aveva a che fare.

Relativamente alla fattura di queste grandi navi commerciali, la professoressa ha spiegato che erano composte di fascine di legni resinosi, unite tra loro e cucite con dello sparto, un filamento vegetale che, insieme alla pece, immobilizzavano le assi di legno, insieme a degli spinotti orizzontali per consolidarle. Queste conoscenze, insieme alla scoperta del calcestruzzo, diedero potere ai romani di costruire porti ovunque, così come punti di approdo, porti militari (come Miseno) o porti privati come nella zona flegrea.

A fine conferenza la Benini ha ricordato che tutto il bacino del Mediterraneo ha un indice importante di grandi rotte commerciali. Ritrovamenti di singolare importanza sono stati un lingotto di piombo ed altri pezzi di relitti come un ceppo d’ancora ed una macina, provenienti dalla Spagna.

Classe 1961 e di origine toscana, ha partecipato alla scoperta della nave greco-arcaica di Gela, in Sicilia, e a quella di Aenaria, l’insediamento romano dell’isola di Ischia.

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